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LA MONTAGNA SALATA

Le cime degli alberi ondeggiavano lievemente sotto la leggera brezza del pomeriggio, la primavera stava arrivando e le piante, che sembravano capirlo, già pregustavano la nuova stagione. Il verde del loro fogliame si era fatto più vivo, segno di quella ripresa di vitalità che contraddistingueva il periodo primaverile. La neve nelle valli si era sciolta da poco e sulle cime ancora rifletteva il bagliore del sole.

Il vecchio abete da tanto tempo viveva quei cambiamenti di stagione ma ogni volta sembrava diverso e più bello; chissà, forse l’avvicinarsi della vecchiaia gli creava una beatitudine che gli permetteva di vedere le cose con maggiore bellezza.

Dalla sua posizione a metà pendio dominava la valle e, nello stesso tempo, poteva alzare lo sguardo per vedere il paesaggio delle cime di montagna. Era piuttosto isolato dal resto della macchia perché gli abeti che gli stavano vicino erano morti da qualche tempo e quelli che li rimpiazzavano erano poco più che arboscelli.

Quando i venti scuotevano le cime degli alberi, le sue fronde non arrivavano a toccarsi con quelle degli altri abeti, ma riusciva lo stesso a comunicare con loro lasciando che fosse il vento a trasportare i loro mormorii.

In fondo alla valle del vecchio abete scorreva un torrente che a volte era molto impetuoso; ora che si avvicinava la primavera, con lo sciogliersi delle nevi, i suoi argini stentavano a trattenere la piena delle acque. In questo periodo tutta la valle diventava una grande orchestra, con i bassi toni dell’acqua che scorreva, gli acuti dei cinguettii e le melodie delle fronde ghermite dai venti. Sembrava di essere in un incantesimo eppure chiunque abbia la fortuna di andare in una valle come quella può costatare quanto sia vero quello che si dice.

Nella nostra storia, purtroppo, esiste un brutto mattino in cui tutta la valle si trovò di fronte a qualcosa che ne avrebbe cambiato la vita. Erano arrivati gli uomini.

Da principio nessuno ci fece caso più di tanto, erano pur sempre degli esseri animali, in più rispetto agli altri avevano quegli strani mezzi meccanici, le automobili, che facevano un puzzo tremendo e, a volte, faceva venire la tosse.

Un giorno gli uomini cominciarono a salire su per il monte piantando pali e paletti in giro e prendendo le misure di non si sa cosa.

Poi, un altro giorno ancora, iniziò il disastro; cominciarono a segare alberi a più non posso e in men che non si dica la macchia che stava poco lontano dal vecchio abete scomparve come sotto l’effetto di una tetra magia.

Il vecchio abete fu lasciato al suo posto e nessuno mai si avvicinò per abbatterlo; lui stesso si chiese più volte il perché di quel riguardo, certo non gli dispiaceva essere ancora vivo, ma era triste restare da solo a vedere tutto quello scempio.

Altre volte, in seguito, l’abete si sarebbe rammaricato per quel riguardo e avrebbe certamente preferito fare la stessa fine degli altri abeti.

Gli uomini non si accontentarono dell’eliminazione di quella macchia e nei giorni successivi continuarono a tagliare finché una striscia di bosco fino alla cima della montagna fu rasa al suolo. Il risultato estetico era davvero poco bello, la montagna sembrava divisa come la scriminatura di una capigliatura.

Più gli uomini lavoravano, più il vecchio abete si domandava fino a che punto volessero arrivare. Finalmente un giorno quel taglia-taglia finì e per un certo periodo gli uomini scomparvero dalla circolazione.

Era stato tutto talmente veloce che ancora il vecchio abete, guardandosi attorno, non riusciva ad ambientarsi; quegli spazi vuoti lo facevano sentire nudo, triste e solo. Quando la brezza scuoteva le sue cime, non raggiungeva più alcun brusio di altre cime e non comunicava più con nessuno; gli animali non arrivavano a posarsi sui suoi rami perché si trovavano troppo lontani dal bosco e non offrivano un rifugio sicuro.

Guardando verso il basso il vecchio abete cercò di consolarsi con la musica della corrente d’acqua, ma anche quella consolazione sarebbe durata poco.

Venne infatti, l’alba di un altro triste giorno, quello in cui gli uomini tornarono; questa volta portarono molti altri aggeggi puzzolenti e, con essi, seminarono altrettante cose puzzolenti.

In breve tempo furono costruiti due alberghi, un rifugio, tre piste di sci, una strada larga, un ponte sul torrente e alcune piccole villette. Così la musica dell’acqua del torrente si trovò ben presto sommersa da tutti gli altri rumori provocati dagli impianti di sci, dagli alberghi, dalle macchine, e tutto il resto.

Il vecchio abete era completamente frastornato da quei repentini cambiamenti e non potendo neppure consolarsi con qualcuno dei suoi simili, non gli restava altro da fare che cercare di abituarsi a quella nuova vita.

Arrivarono le nuove stagioni invernali durante le quali i silenzi della natura addormentata sotto la neve erano rimasti solo un lontano ricordo; ora la valle e la montagna si popolavano di gente e di macchine, di grida e di rumori; niente più era come prima e piano piano il vecchio abete dovette ambientarsi per forza. In fondo in fondo, pensava, i bambini che giocavano sotto i suoi rami erano così vivaci e simpatici, la gente che veniva lì era spensierata e allegra, aveva una gran voglia di giocare, di divertirsi e si vestivano in modo sgargiante e multicolore. In fin dei conti, forse, la vita era diventata più colorata.

Trascorsero diverse stagioni e, ogni inverno che passava, la gente diventava sempre più numerosa, le piste più affollate, il traffico più caotico. Così, in un’altra triste primavera, gli uomini che erano arrivati la prima volta tornarono e ricominciarono a segare alberi a destra e a manca. In breve tempo tutto il versante di monte dove si trovava il vecchio abete fu raso al suolo.

Ancora una volta il nostro vecchio albero si salvò dal massacro; probabilmente perché dov’era lui, non si potevano costruire altre strutture.

Al posto degli alberi sorsero nuovi edifici, case, alberghi, ristoranti, cabinovie, sciovie e seggiovie; furono spianate nuove piste di sci e al posto del bosco ora c’erano tanti fili e pali e tralicci.

Anche la valle era cambiata, nuove strade avevano occupato il posto dei campi e sul torrente erano stati costruiti altri ponti; quando arrivava l’inverno, e la neve ricopriva le piste, quel posto si riempiva di tante persone impegnate a ritagliarsi un angolino di spazio tutto per sé, ma erano sempre più appiccicati gli uni agli altri. Ora la vita non era più spensierata e allegra, vivace e divertente; la gente quasi combatteva per avere uno spazio e ognuno trionfava per il suo senza alcun rispetto per quello degli altri.

Il vecchio abete si era ormai rassegnato e d’altronde, pensava lui, la fine dei suoi giorni era vicina, di cose belle ne aveva godute molte, pazienza se gli ultimi momenti sarebbero stati un po’ malinconici.

Per sua fortuna l’albergo che sorgeva sotto di lui, il primo a essere stato costruito, aveva mantenuto le caratteristiche originarie e non si era trasformato in un mega centro funzionale. Anche gli ospiti che ogni anno vi tornavano conservavano la vecchia voglia di divertimento e ricordavano con nostalgia i tempi andati facendo con questo un po’ di compagnia al vecchio abete.

Quell’anno l’inverno arrivò abbastanza presto e la neve era già caduta ai primi di dicembre; mancavano pochi giorni al Natale, una festa che il vecchio abete aveva imparato a conoscere dopo l’arrivo degli uomini; prima era abituato a festeggiare solo l’arrivo della primavera.

Il Natale! Quella strana festa dove la più bizzarra usanza era quella di addobbare un abete con luci e strisce argentate; ogni anno era naturalmente il vecchio abete a finire tra le grinfie del decoratore di turno. Anche quell’anno gli sarebbe toccata la stessa fine, anzi forse sarebbe successo di peggio perché era rimasto l’unico albero nel raggio di qualche chilometro. Fu così che in molti si accanirono sul povero abete inondandolo letteralmente di addobbi; per sua fortuna la festa durava poco e ben presto sarebbe potuto tornare ai suoi abiti normali.

Mancavano esattamente quattro giorni al Natale quando accadde un fatto che all’inizio sembrò trascurabile, ma che poi si rivelò una faccenda molto seria. Mentre le piste erano gremite di gente, da un gruppo di sciatori si separò un signore dall’aria distinta ed esperto sciatore, si avventurò in un punto della pista, dove la neve non era stata ancora battuta e continuò la sua discesa. A un certo punto, non si capì se per errore o per un qualche ostacolo, fece un gran ruzzolone finendo a testa in giù nella neve. Il vecchio abete, che aveva seguito tutta la scena, per poco non cacciò un urlo; ma l’uomo si alzò poco dopo e facendo finta di niente terminò la discesa arrivando proprio sotto l’abete. Si fermò a scrollarsi la neve di dosso poi, all’improvviso, schioccò la bocca gridando:

  • Caspita! È salata! La neve è salata! –

Così dicendo corse in direzione dell’albergo, ma il suo racconto lasciò tutti gli altri molto interdetti, nessuno sembrava dare un gran peso alle sue parole.

Quella stessa sera in giro si sentiva dire che a qualcuno si erano irreparabilmente rovinati gli sci e non se ne capiva il motivo.

Passò un altro giorno e già la storia della neve salata aveva fatto il giro di tutta la zona; ma la gente si divertiva troppo, aveva già pagato l’albergo e non era disposta a rinunciarci. E per che cosa poi? Solamente perché la neve era salata?

A mano a mano che le ore passavano, i segni della distruzione provocata dal sale cominciarono a vedersi; le macchine mostravano la ruggine, gli skilift non funzionavano bene, sempre più paia di sci erano da buttare, le strutture avevano evidenti segni di erosione.

Le persone cominciarono a spaventarsi, la neve era diventata un pericolo per tutti; gli albergatori e i gestori degli impianti cercarono di minimizzare, ma non sapevano come rimediare a quella catastrofe. Non c’era alcuna spiegazione per quel fenomeno di neve salata.

Quell’anno si festeggiò un amaro e salato Natale e, pochi giorni dopo la festa, la gente se ne andò in tutta fretta e nessun altro tornò su quelle piste di sci.

Il vecchio abete, coperto dagli addobbi di Natale, non era stato toccato dalla neve salata e per questo si salvò. Mentre tutti fuggivano dalla montagna salata, l’anziano albero assistette al progressivo degrado di quello che gli uomini avevano costruito, finché la montagna non restò altro che un nudo deserto pieno di scheletri. Ben presto, infatti, tutte le strutture abbandonate e corrose dal sale diventarono delle rovine spettrali che, sparse sulla nuda montagna, apparivano come un rimprovero a chi aveva distrutto la natura per costruire troppo.

Per ironia della sorte a lui, vecchio e saggio abete che si era salvato per scherzo del destino proprio per mano degli uomini, spettava ora il compito di dare una speranza di vita alla montagna.

THE SALTED MOUNTAIN

The treetops swayed slightly under the light afternoon breeze, spring was coming and the plants, which seemed to understand it, were already looking forward to the new season. The green of their foliage had become more alive, a sign of that revival of vitality that characterized the spring period. The snow in the valleys had just melted and the glow of the sun still reflected on the peaks.

The old fir tree had been experiencing these seasonal changes for a long time but every time it seemed different and more beautiful; who knows, perhaps the approach of old age created a bliss that allowed him to see things with greater beauty.

From its position at half slope it dominated the valley and, at the same time, it could look up to see the landscape of the mountain peaks. He was rather isolated from the rest of the bush because the fir trees that were near him had been dead for some time and those that replaced them were little more than saplings.

When the winds shook the tops of the trees, its fronds did not come to touch with those of the other fir trees, but still managed to communicate with them, leaving the wind to carry their murmurs.

At the bottom of the valley of the old spruce flowed a stream that at times was very impetuous; now that the spring was approaching, with the melting of the snows, its banks hardly managed to hold back the flood of the waters. In this period the whole valley became a great orchestra, with the low tones of the flowing water, the high notes of the chirps and the melodies of the fronds seized by the winds. It all seemed like a spell, yet anyone who is lucky enough to go to a valley like this can see how true it is.

However, in our history, unfortunately, there is a bad morning, in which the whole valley was faced with something that would have changed its life. The men had arrived.

At first no one noticed that much, they were still living animal beings; they had in addition those strange mechanical means, the cars, which made a terrible stench and, at times, caused coughing.

One day the men began to climb up the mountain by planting poles and posts around and taking measurements of what is not known.

Then another day, the disaster began; they began sawing trees as much as they could and in less than no time the stain that was not far from the old fir disappeared as if under the effect of a gloomy magic.

The old fir was left in its place and no one ever approached to bring it down; he himself asked himself several times why he respected this matter, certainly he didn’t mind being alive, but it was sad to be alone to see all that mess.

Other times, afterwards, the fir tree would have regretted that regard and would certainly have preferred to end up like the other fir trees.

The men were not satisfied with the elimination of that stain and in the following days they continued to cut until a strip of wood to the top of the mountain was razed to the ground. The aesthetic result was really not very beautiful, the mountain seemed divided like the parting of a hair.

The more the men worked, the more the old fir asked himself how far they wanted to go. Finally, one day that size-cutter ended and for a time the men disappeared from circulation.

It had all been so fast that even the old fir tree, looking around, could not settle in; those empty spaces made him feel naked, sad and lonely. When the breeze shook its peaks, it no longer reached any hum of other peaks and no longer communicated with anyone; the animals did not come to rest on its branches because they were too far from the forest and offered no safe haven.

Looking down, the old fir tried to console himself with the music of the water current, but even that consolation would have lasted little.

In fact, the dawn of another sad day came, the one in which men returned; this time they brought many other smelly gadgets and, with them, they sowed so many smelly things and with them they sowed so many smelly things.

In a short time two hotels were built, a shelter, three ski slopes, a wide road, a bridge over the stream and some small houses. Thus, the music of the water of the stream soon found itself submerged by all the other noises caused by ski lifts, hotels, cars, and all the rest.

The old fir was completely dazed by those sudden changes and not even being able to console himself with any of his fellows, he had nothing left to do but try to get used to that new life.

The new winter seasons arrived during which the silences of sleeping nature under the snow had remained only a distant memory; now the valley and the mountain were filled with people and machines, with shouts and noises; nothing more was like before and slowly the old fir had to settle down by force. Deep down, he thought, the children who played under his branches were so lively and funny, the people who came there were carefree and cheerful, had a great desire to play, to have fun and to dress in a bright and multi-coloured way. After all, perhaps, life had become more colourful.

Several seasons passed and, as each winter passed, people became more and more numerous, the slopes more crowded, the traffic more chaotic. Thus, in another sad spring, the men who had arrived the first time returned and started sawing trees to the right and to the left. In a short time, the whole mountain slope where the old fir tree was found was razed to the ground.

Once again, our old tree was saved from the massacre; probably because he was not able to build other structures.

Instead of trees, new buildings, houses, hotels, restaurants, gondolas, ski lifts and chairlifts were built; new ski slopes were levelled and instead of the forest there were now many wires and poles and pylons.

Even the valley had changed, new roads had occupied the place of the fields and on the stream other bridges had been built; when winter came, and the snow covered the slopes, that place was filled with so many people committed to carve out a corner of space all for themselves, but they were always more stuck to each other. Now life was no longer carefree and cheerful, lively and fun; people almost fought to have a space and each one triumphed for his without any respect for that of others.

By now the old fir tree had resigned itself and, he thought, the end of its days was near, he had enjoyed many beautiful things, patience if the last moments would have been a bit melancholy.

Luckily for him the hotel that stood below him, the first to be built, had maintained its original features and had not turned into a mega functional centre. Even the guests who came back every year kept the old desire for fun and remembered with nostalgia the times gone by doing with this a bit of company with the old fir.

That year the winter arrived quite early and the snow had already fallen in early December; there were only a few days to Christmas, a party that the old fir had learned to know after the arrival of men; before he was used to celebrating only the arrival of spring.

Christmas! That strange party where the most bizarre custom was to decorate a fir tree with lights and silver stripes; every year it was of course the old fir tree that ended up in the clutches of the decorator on duty. Even that year he would have suffered the same end, even worse perhaps because he had remained the only tree within a radius of a few kilometres. Thus, it was that many attacked the poor fir tree, literally flooding it with decorations; luckily the party didn’t last long and he could soon go back to his normal clothes.

It was exactly four days before Christmas when something happened that at first seemed negligible, but which turned out to be a very serious matter. While the slopes were crowded with people, from a group of skiers separated a gentleman from the distinguished and experienced skier, he ventured to a point of the track, where the snow had not yet been beaten and continued his descent.

At one point, no one understood by mistake or some obstacle, he made a big tumble and ended up upside down in the snow. The old fir tree, which had followed the whole scene, nearly cried out; but the man got up a little later and pretending nothing happened he finished the descent arriving just under the fir. He stopped to shake the snow off, then suddenly snapped his mouth, shouting:

– Wow! It’s salty! Snow is salty! –

So, saying, he ran towards the hotel, but his story left all the others very dumbfounded, no one seemed to give much weight to his words.

That same evening around he was told that someone had irreparably ruined his skis and didn’t understand why.

Another day passed and the story of the salt snow had already been around the whole area; but people had too much fun, they had already paid for the hotel and were not willing to give it up. And what then? Only because the snow was salty?

As the hours passed, the signs of the destruction caused by the salt began to be seen; the machines showed rust, the ski lifts did not work well, more and more pairs of skis were to be thrown away, the structures had obvious signs of erosion.

People started to get scared, snow had become a danger to everyone; hoteliers and plant managers tried to minimize, but they didn’t know how to remedy that catastrophe. There was no explanation for that phenomenon of salt snow.

That year a bitter and salty Christmas was celebrated, a few days after the party, people left in a hurry and no one else returned to those ski slopes.

The old fir tree, covered with Christmas decorations, had not been touched by salt snow and was saved for this. While all fled from the salt mountain, he witnessed the gradual degradation of what men had built until the mountain was nothing but a bare desert full of skeletons.

Soon, in fact, all the structures abandoned and corroded by salt became ghostly ruins that, scattered on the bare mountain, appeared as a reproach to those who had destroyed nature to build too much.

To him, an old and wise fir tree, who had saved himself as a joke of destiny at the hands of men, now had the task of giving the mountain a hope of life.

LE AVVENTURE DI ROD

Ci fu un tempo in cui i conigli avevano il pelo color rosso e vivevano liberamente in ogni parte del paese; la leggenda dice che accadde qualcosa di misterioso che fece prendere una grande paura a tutti gli esseri viventi e si verificarono delle trasformazioni nel regno animali tra le quali anche il cambiamento di colore del pelo dei conigli. Infatti oggi i conigli non hanno più il pelo rosso e la sola cosa rimasta a ricordo dei loro antenati è il colore degli occhi.

Rod, invece, non si sa per quale scherzo della genetica, è nato completamente rosso; non crediamo che sulla Terra ci possa essere qualche altro coniglio come lui, per cui chi dovesse vedere un coniglio rosso può star sicuro che quello è Rod.

I conigli erano invidiosi del pelo fulvo di Rod e non perdevano occasione per deriderlo; un giorno Rod, stanco di sentire quegli sberleffi, fece il suo fagotto e se ne andò per altri posti. Ora gira per il mondo e quelle che vi raccontiamo sono solo alcune delle innumerevoli avventure che gli sono capitate.

Si è appena fatta l’alba, l’aria tutt’attorno è calma e il nostro amico Rod lentamente sbircia fuori dalla sua tanta; è arrivato da pochi giorni in quel nuovo Paese ed ha avuto appena il tempo di costruirsi una rudimentale tana. Non ci sono le comodità a cui si era abituato nelle ultime soste, tuttavia l’indispensabile è assicurato: il posto per tenere una riserva di erba, lo spazio per dormire e il bagno per lavarsi. Rod si stiracchia le orecchie e dopo aver assaggiato un po’ di erba trovata lì attorno, esce e si avvia verso il Paese.

Passeggia lentamente lungo il fosso che fiancheggia la strada; non ha fretta, nessuno gli corre dietro e non ha orari da rispettare. L’unico scopo è soddisfare le sue curiosità e anche oggi conoscerà un posto nuovo.

Lungo la strada incontra qualche contadino che con il suo mulo va a fare provvista di legna; poveri muli, sempre costretti a portare la soma! Pensa Rod malinconico. Ma poi, riflettendoci un attimo, capisce che la vita del mulo non è così male visto che portare pesi è la sua attitudine e che i contadini lo nutrono e lo strigliano come fosse un tesoro. C’è chi sta peggio, conviene Rod tra sé e sé.

Sovrappensiero il coniglietto rosso è già arrivato alle porte del villaggio e mentre si ferma a raccogliere un po’ di erba, sente un cane abbaiare allegramente. Allunga lo sguardo dietro la siepe e vede un grosso cane da guardia legato alla catena che scorre lungo il filo di ferro tirato tra la casa e il fienile. Qualcuno gli sta portando da mangiare e lui, tutto contento abbaia per ringraziare. Bella vita quella del cane, pensa Rod, c’è sempre chi si prende cura di lui e non deve preoccuparsi della sopravvivenza come devo fare io! D’altronde lui è molto bravo a fare la guardia; certo se io fossi altrettanto bravo potrei prendere il suo posto, ma io non so mordere e se arrivasse un ladro sarebbe un brutto guaio. Rod scrolla le spalle e riparte continuando la sua passeggiata.

Oggi è giorno di mercato e per le strade i venditori espongono la loro merce gridando per attirare l’attenzione dei passanti. Tra l’altro per l’intera settimana si svolge una fiera e molti ambulanti hanno colto l’occasione per venire da queste parti con le loro mercanzie; ogni sera ci sarà tanta gente proveniente dai paesi limitrofi e la possibilità di fare affari è assicurata.

Rod ha gli occhi sgranati per le meraviglie che vede ed i colori e gli odori stimolano la sua curiosità.

È talmente inebriato da non accorgersi che il tempo passa rapidamente; si è fatto tardi ed è ora di tornare alla sua tana, la strada da fare è tanta e vuole essere di ritorno prima del buio.

All’uscita dal villaggio il sole è già calato da un pezzo e Rod si rende conto di non fare più in tempo a raggiungere la sua tana prima di notte fonda; non può proseguire correndo il rischio di essere assalito dai predatori. Così Rod decide si fermarsi sotto la siepe che costeggia la casa del cane da guardia; in questo modo il cane veglierà affinché nessuno si avvicini e lui non dovrà preoccuparsi delle aggressioni. Si addormenta pacifico e tranquillo, sicuro che in quel posto nessuno gli darà fastidio.

È notte fonda ormai, Rod è raggomitolato nel suo pelo lungo e morbido, niente lo disturba, quando all’improvviso il cane comincia ad abbaiare furiosamente. Rod si sveglia di soprassalto, con gli occhi ancora chiusi e le orecchie abbassate per non farsi vedere, sporge il musetto fuori dalla siepe per capire cosa sta succedendo. Il lieve chiarore della luna gli permette appena di distinguere delle ombre che camminano curve nell’aia di casa. Vede che entrano forzando la porta del casolare, ma sono molto silenziosi tant’è vero che anche il cane smette di preoccuparsi di loro e non abbaia più. Rod resta a guardare incuriosito, finché le ombre escono portando un pesante fardello sulle spalle. Il cane ricomincia ad abbaiare più forte di prima, ma è legato e i malfattori evitano accuratamente di portarsi nei suoi paraggi. Dopo qualche minuto che se ne sono andati il cane finalmente si calma e Rod può riprendere il sonno interrotto. Ma trascorrono solo pochi minuti e un gran chiasso sveglia di nuovo il nostro povero coniglietto. Questa volta le luci della casa sono accese, i proprietari sono tornati dalla festa del paese e hanno trovato la casa svaligiata dai ladri. A un certo punto qualcuno esce e si avvia minaccioso verso il cane da guardia; prende in mano il bastone che trova sull’aia e comincia a picchiare la povera bestia. Rod trattiene a stento la sua rabbia, ma come può prendersela con il cane che, essendo legato, non poteva fare più di quel gran abbaiare che ha fatto! Le persone sono proprio cattive quando non riescono a ragionare; intanto il cane cerca rifugio nella sua cuccia mentre il suo bastonatore viene richiamato in casa. Finalmente ritorna la calma, le luci cominciano a mano a mano a spegnersi; Rod, però non riesce a dormire quella scena del cane bastonato gli ha tolto il sonno. Vuole fare qualcosa per aiutare quella bestia perchè se il fatto dovesse ripetersi il cane verrebbe bastonato nuovamente senza motivo. Si avvia verso il casolare e si arrampica su di un’edera per raggiungere una finestra e parlare con qualcuno.

Dopo aver passato in rassegna un paio di camere da letto, dove però vede gente che non pare dalla faccia molto propensa a discutere la cosa, arriva alla stanza dove dorme un bambino. Capisce che deve fermarsi lì e comincia a bussare ai vetri. Finalmente, dopo aver pensato che per avere una risposta toccasse svegliare tutta la casa, la bambina si avvicina incuriosito. Prima che gli venga aperta la finestra il povero coniglietto deve fare una dozzina di smorfie per far capire alla bimba che vuole proprio parlare con lei. Una volta entrato cerca di spiegarsi come meglio può, aiutandosi con gesti e movimenti, per raccontare quello che è successo quella sera; non è giusto che il cane abbia preso tutte quelle bastonate quando aveva abbaiato a più non posso per avvisare della presenza dei ladri. Se fosse stato libero certamente i malviventi non avrebbero combinato quel guaio. La piccola capisce perfettamente Rod, anche perché lei è sempre stata dello stesso parere, ma gli adulti non ne vogliono sapere di lasciare il cane sciolto. Trovano un sacco di scuse come quella che potrebbe scappare e mordere qualche persona di passaggio.

Sono tutte scuse, ribadisce Rod, comunque convince la bimba a slegare il cane di nascosto la prossima volta che tutti andranno via da casa; così i malviventi non si avvicineranno più e gli adulti capiranno che è meglio lasciare il cane libero in certe occasioni. La bambina approva il piano, ora non resta che metterlo in pratica alla prima occasione che si presenterà. Il coniglietto e la bimba si salutano e quest’ultima promette di fargli sapere come andrà a finire.

Rod si ferma per qualche giorno vicino al villaggio perché la festa è molto bella e vuole godersela per tutta la sua durata. Una sera, mentre torna allegramente alla sua tana, passa di nuovo alla casa del cane da guardia; si apposta dietro la solita siepe e senza farsi notare dà una sbirciatina. Con sua enorme gioia vede il cane che scorrazza libero nell’aia; quella brava bambina ha fatto il suo dovere, ma come l’avranno presa gli adulti?

Deciso a saperne qualcosa di più si ferma ad aspettare che i padroni facciano ritorno dalla festa. La bambina non gli aveva fatto sapere nulla anche se lui si era dimenticato di dirle come fare per rintracciarlo.

Poco prima che diventi notte fonda, i padroni tornano a casa e salutano affettuosamente il loro cane.

Rod è sempre più incuriosito dal cambiamento avvenuto e aspetta il momento buono per andare a parlare con la bimba; poco dopo la luce nella sua camera si accende e il coniglietto rosso corre a bussare alla finestra. Questa volta gli apre subito e lo saluta affettuosamente, è dispiaciuta per non averlo incontrato prima, poi inizia raccontagli quello che è successo qualche sera prima.

Erano usciti per andare alla festa del paese e la bimba aveva attuato il piano slegando il cane di nascosto; quando erano tornati dalla festa avevano trovato i malviventi incastrati contro il muro con il cane che gli abbaiava contro impedendogli di fuggire.

Le persone adulte erano rimaste colpite da quella scena e anche se non avevano capito come avesse fatto il cane a slegarsi, avevano deciso che era molto meglio lasciarlo sciolto per sempre.

Oggi Rod è molto pigro, cammina stancamente e non ha neanche voglia di costruirsi una tana; d’altro canto il posto in cui si trova non offre nascondigli dove rifugiasi quindi decide di proseguire lungo strada con la speranza di incontrare un posto che gli sfagioli di più.

Arriva nei pressi di una casa di campagna e si avvicina per vedere se è abitata; purtroppo è così ed anche se avrebbe preferito essere da solo decide comunque di fermarsi e di trovare un posto riparato dove nessuno ficchi il naso. Dietro all’abitazione dei contadini c’è una capanna che sembra in disuso nonché il posto adatto per sistemarsi. Varca la soglia e adocchia immediatamente il punto giusto per prepararsi il giaciglio. In men che non si dica è tutto fatto e Rod è proprio intenzionato a farsi una bella dormita che lo riposi dopo la lunga camminata.

All’improvviso da un’asse rotta scappa fuori un gatto che corre all’impazzata con il pelo ritto; manco a farlo apposta si ferma davanti al nostro coniglietto e appena lo vede caccia un urlo scappando via di nuovo.

Rod, che si è svegliato di soprassalto, vuole scoprire cosa ha spaventato tanto quella povera bestia; lo chiama con voce rassicurante, non deve temere niente da lui perchè non gli farà alcun male. Il gatto si tranquillizza, cerca di riprendere fiato, poi spiega a Rod che in quella casa sono tutto cattivi e trattano gli animali in maniera crudele. Poco prima, infatti, è stato cacciato via a calci nel sedere solo perché chiedeva qualche avanzo di cibo. In effetti il gatto è molto magro e Rod capisce che nessuno si prende cura di lui.

Adesso che sono soli nella capanna, lontano dalla casa, possono considerarsi al sicuro da ogni fastidio; sanno che al cibo saranno in grado di occuparsi da soli e se l’uomo preferisce fare meno della loro presenza peggio per loro.

I due animali uniti dalla sorte si stringono sul giaciglio e si addormentano pacifici.

L’indomani, e per molti altri giorni a seguire, restano assieme andando per campi e boschi alla ricerca di qualcosa da mangiare; la loro diventa una bella amicizia e si aiutano l’un l’altro come fratelli.

Un giorno, quando Rod decide che ormai il gatto è capace di badare a sé stesso senza avere più paura né bisogno di nessuno, il coniglietto pensa che sia ora di andarsene per altri luoghi. Solo che proprio mentre vuole affrontare l’argomento con il suo amico accade un fatto che lo costringe a cambiare idea.

I ragazzini che abitano nella casa hanno cominciato a venire a giocare vicino alla capanna e quando comincia a piovere ci entrano per ripararsi: Rod e il gatto ascoltano i loro discorsi stando ben nascosti. L’argomento principale è il grosso problema che hanno a casa; da qualche tempo i topi sono tornati a fare i loro comodi e per tutta la famiglia non c’à stata più pace. I genitori sono disperati, non sanno come fare per combattere quell’invasione e ogni giorno che passa la situazione diventa sempre più drammatica. Il gatto, che ascolta con attenzione, si lecca le zampe divertito, ben gli sta, confessa a Rod, così imparano a trattare male gli animali che possono aiutarli. Il coniglietto è d’accordo con il suo amico, però crede che anche il problema per quelli che abitano la casa sia grave. Allora chiede al gatto se è disposto a perdonare tutti i torti subiti e a tornare nel casolare; non fa in tempo a finire che i due ragazzi si accorgono di loro e si avvicinano incuriositi. Il gatto cerca di scappare velocemente, ma Rod, più lesto di lui, lo trattiene per la coppola. Nel frattempo si presenta ai due giovani e, spiegandosi come può, cerca di fargli capire che l’unica soluzione al problema dei topi è convincere il gatto a tornare. Naturalmente il felino non si sogna neanche lontanamente di accettare la proposta dato che non vuole rischiare di tornare a subire angherie di ogni tipo. Ma i ragazzi sono pronti a dimostrargli che le cose sono cambiate e promettono che quella sera stessa parleranno ai genitori per preparare la giusta accoglienza al suo ritorno. Quando se ne sono andati Rod e il suo amico decidono di andare di nascosto a sentire i discorsi per capire se tutte le promesse verranno mantenute; al calare della sera si avvicinano alla casa e restando nascosti dalla penombra si avventurano nella cantina adiacente alla cucina. I genitori sono convinti che il ritorno del gatto aiuterebbe a risolvere il problema, ma sanno di essersi comportati male e sono certi che non tornerà più. Quando i figli gli dicono di averlo visto nella capanna e di avergli promesso che lo tratteranno bene se solo tornasse da loro, si dichiarano sinceramente pentiti di ciò che hanno fatto e promettono anche loro di trattarlo come un re. Rod e il suo compare parlottano un poco tra loro, poi decidono di dare fiducia a quelle persone e il gatto fa il suo ingresso trionfale. Nella grande cucina si accorgono immediatamente di lui e lo accolgono come un eroe; per il coniglietto è un grande soddisfazione assistere a quella scena di riappacificazione e poco dopo se ne torna indisturbato alla capanna.

Il mattino dopo, come aveva già deciso, fa i suoi bagagli, ma prima di andarsene va a vedere come vanno le cose al suo nuovo amico; torna nella cantina e di soppiatto sbircia in cucina. Con suo enorme stupore constata che il gatto è davvero trattato come un re, ha una cuccia bellissima e foderata di velluti ed una ciotola di cibo prelibato accanto. Tutti quei lussi sono forse un’esagerazione, ad ogni modo gli uomini possono prendere questo esempio per avere maggiori riguardi nei confronti degli animali perché i primi a goderne i vantaggi sono proprio loro.

ROD’S ADTVENTURES

There was a time when rabbits had red hair and lived freely in every part of the country; the legend says that something mysterious happened that made all living beings take a great deal of fear and there were transformations in the animal kingdom including the change in colour of the rabbit hairs. In fact, today rabbits no longer have red fur and the only thing left in memory of their ancestors is the colour of their eyes.

Rod, on the other hand, it’s not known by which genetics joke, he was born completely red; we do not believe that on earth there may be some other rabbit like him, so whoever sees a red rabbit can be sure that is Rod.

The rabbits were envious of Rod’s tawny hair and never missed the opportunity to mock him; one day Rod, tired of hearing those jeers, made his bundle and left for other places. Now he turns to the world and the ones we tell you are just some of the countless adventures that have happened to him.

The dawn has just come, the air around is calm and our friend Rod slowly peeks out of his greatness; he arrived in that new country a few days ago and had barely time to build a rudimentary den. There are not the comforts to which he had become accustomed in the last stops, however the indispensable is assured: the place to keep a reserve of grass, the space to sleep and the bathroom to wash.

Rod stretches his ears and, after having tasted a bit of grass around, then he goes out and starts towards the country.

He walks slowly along the ditch that flanks the road; he is not in a hurry, no one runs after him and has no timetable to respect. The only purpose is to satisfy his curiosity and even today he will know a new place.

Along the way he meets some peasant who goes with his mule to stock up on wood; poor mules, always forced to wear soma! Think Rod melancholy. But then, thinking about it for a moment, he understands that the life of the mule is not so bad considering that carrying his weight is his attitude and that the peasants feed him and curtail him like a treasure. There are those who are worse off, Rod agrees if and if.

Thoughtfully the red bunny has already arrived at the village gates and while he stops to pick up some grass, he hears a dog barking happily. He stretches his gaze behind the hedge and sees a large watchdog tied to the chain that runs along the drawn wire, between the house and the barn. Someone is bringing him food and he all happy barks to thank. This dog has a beautiful life, Rod thinks, there are always someone who takes care of him and doesn’t have to worry about survival, as I have to do! Besides, he’s very good at keeping watch; sure, if I was as good, I could take his place, but I don’t know how to bite and if a thief arrives it would be a bad trouble.

Rod shrugs his shoulders and sets off again, continuing his walk.

Today is market day and on the streets the sellers expose their goods shouting to attract the attention of passers-by. Among other things, a fair is held for the whole week and many street vendors have taken the opportunity to come to these parts with their wares; every evening there will be many people from neighbouring countries and the possibility of doing business is assured.

Rod has his eyes wide open for the wonders he sees and the colours and smells stimulate his curiosity.

It is so intoxicated that it does not notice that time passes quickly; it’s getting late and it’s time to go back to his den, the way to go is great and he wants to be back before dark.

On leaving the village the sun has already fallen for a while and Rod realizes that he no longer has time to reach his lair before late at night; he cannot continue running the risk of being attacked by predators. So, Rod decides to stop under the hedge that borders the house of the guard dog; in this way the dog will keep watch so that nobody gets close and he will not have to worry about the aggressions. He falls asleep peacefully and calmly, sure that no one will bother him in that place.

It’s night now, Rod is curled up in his fur so long and soft, nothing disturbs him, when suddenly the dog begins to bark furiously. Rod wakes up with a start, his eyes still closed and his ears lowered so as not to be seen, he sticks his nose out of the hedge to understand what is happening. The faint light of the moon barely allows him to distinguish curved shadows in the backyard. He sees that they come in forcing the door of the cottage, but they are very silent so much so that even the dog stops worrying about them and no longer barks. Rod looks on curiously, until the shadows come out carrying a heavy burden on his shoulders. The dog begins to bark louder than before, but it is tied up and the evildoers carefully avoid taking it in its vicinity. After a few minutes of being gone the dog finally calms down and Rod can resume his interrupted sleep. But it only takes a few minutes and a great noise again awakens our poor little rabbit. This time the lights of the house are on, the owners have returned from the village party and found the house burglarized by thieves. At some point someone comes out and starts threatening the watchdog; he picks up the stick he finds in the yard and begins to beat the poor beast. Rod barely holds back his anger, but how can he take it out on the dog who, being tied up, could not do more than the great barking he did! People are really bad when they can’t reason; meanwhile the dog seeks shelter in his kennel while his beater is called home. Finally, the calm returns, the lights gradually begin to go out; Rod, however, can’t sleep, that scene of the beaten dog took away his sleep. He wants to do something to help that beast because if it were to happen again the dog would be beaten again for no reason. He goes to the cottage and climbs up an ivy to reach a window and talk to someone.

After reviewing a couple of bedrooms, where, however, he sees people who do not seem very inclined to discuss the matter, he arrives at the room where a child sleep. He understands that he must stop there and start knocking on the windows. Finally, after thinking that to get an answer it was up to wake up the whole house, the child gets curiously close. Before the window is opened the poor bunny has to make a dozen grimaces to make the child understand that he really wants to talk to her. Once inside he tries to explain himself as best as he can, using gestures and movements to tell what happened that evening; it is not right that the dog has taken all those beatings when he barked as much as he can to warn of the presence of thieves. If he had been free, the criminals certainly would not have combined that trouble. The child understands Rod perfectly, also because she has always been of the same opinion, but the adults don’t want to know to leave the dog loose. They find a lot of excuses like the one that could escape and bite some passing person.

These are all excuses, reiterates Rod, however he convinces the girl to untie the dog secretly the next time everyone leaves home; so, the criminals will never come closer and the adults will understand that it is better to leave the dog free on certain occasions. The child approves the plan, now it only remains to put it into practice at the first opportunity that will arise. The bunny and the child greet each other and the latter promises to let him know how it will end.

Rod stops for a few days near the village because the party is very beautiful and wants to enjoy it for its entire duration. One evening, as he cheerfully returns to his den, he passes again to the house of the watchdog; lurks behind the usual hedge and without being noticed gives a peek. With his enormous joy he sees the dog running free in the yard; that good girl did her duty, but how did the adults get it?

Determined to learn something more, he stops to wait for the bosses to return from the party. The little girl hadn’t told him anything even though he had forgotten to tell her how to track him down.

Shortly before it turns dark, the masters return home and greet their dog affectionately.

Rod is more and more intrigued by the change that has occurred and is waiting for the right moment to go and talk to the child; a little later the light in his room lights up and the red bunny runs to knock on the window. This time it opens immediately and greets him affectionately, she is sorry for not having met him before, then starts telling him what happened a few nights before.

They had gone out to go to the village party and the child had implemented the plan by untying the dog; when they returned from the party, they found the thugs jammed against the wall with the dog barking at them preventing from escaping.

The adults had been struck by that scene and even though they hadn’t understood how the dog had untied itself, they had decided that it was much better to leave it loose forever.

Today Rod is very lazy, he walks wearily and doesn’t even want to build a den; on the other hand, the place in which it is located does not offer hiding places where it seeks shelter, so it decides to continue along the road with the hope of finding a better place.

He arrives near a country house and approaches to see if it’s inhabited; unfortunately, it is so and even if he would have preferred to be alone, he still decides to stop and find a sheltered place where no one pokes his nose. Behind the peasants’ house there is a hut that seems to be out of use and the right place to settle down. He crossed the threshold and immediately look at the right place to prepare the couch. In less than no time it is all done and Rod is really intent on getting a good night’s sleep that rests after the long walk.

Suddenly, from a broken axis, a cat runs off to the madness with its hair upright; needless to say, he stops in front of our bunny and as soon as he sees it, he hunts a scream running away again.

Rod, who woke up with a start, wants to find out what scared the poor beast so much; he calls him with a reassuring voice, he doesn’t have to fear anything from him because he won’t hurt him. The cat calms down, tries to catch his breath, then explains to Rod that in that house they are all bad and they treat the animals in a cruel way. Shortly before, in fact, he was kicked out of the ass only because he asked for some leftover food. In fact, the cat is very thin and Rod realizes that nobody cares for him.

Now that they are alone in the hut, far from the house, they can consider themselves safe from any annoyance; they know that food will be able to take care of themselves and if men prefers to do less than their presence, worse for them.

The two animals joined by fate cling to the bed and fall asleep peacefully.

The next day, and for many more days to follow, they stay together going through fields and woods in search of something to eat; theirs becomes a beautiful friendship and they help each other as brothers.

One day, when Rod decides that the cat is now able to look after himself without being afraid or in need of anyone, the bunny thinks it’s time to leave for other places. Except that just as he wants to tackle the subject with his friend, something happens that forces him to change his mind.

The kids who live in the house have begun to come and play near the hut and when it starts to rain, they come in to take shelter: Rod and the cat listen to their speeches being well hidden. The main topic is the big problem they have at home; for some time, the mice have returned to make their comfort and for the whole family there has been no peace. Parents are desperate, they do not know how to fight that invasion and every day that passes the situation becomes more and more dramatic. The cat, who listens carefully, licks his paws, amused, well, he confesses to Rod, so they learn to treat badly the animals that can help them.

  The bunny agrees with his friend, but he also believes that the problem for those living in the house is serious. He then asks the cat if he is willing to forgive all the wrongs he has suffered and to return to the cottage; does not have time to finish that the two boys notice them and approach them curiously. The cat tries to run away quickly, but Rod, quicker than him, holds him by the cap. In the meantime, he introduces himself to the two young men and, explaining himself as he can, tries to make him understand that the only solution to the problem of the mice is to convince the cat to return. Naturally, the feline does not even dream of accepting the proposal since it does not want to risk returning to suffer any kind of bullying. But the boys are ready to show him that things have changed and promise that that same evening they will talk to their parents to prepare the right reception on his return. When they left Rod and his friend decide to go secretly to hear the speeches to see if all the promises will be kept; as night falls, they approach the house and remaining hidden by the shadows they venture into the cellar adjacent to the kitchen. Parents are convinced that the return of the cat would help solve the problem, but they know they have behaved badly and are certain that they will never return. When his children tell him, they saw him in the hut and promised that they will treat him well if he only came back to them, they sincerely repented of what they had done and also promised to treat him like a king. Rod and his buddy talk a little to each other, then decide to trust those people and the cat makes its triumphal entry. In the large kitchen they immediately notice him and welcome him as a hero; for the bunny it is a great satisfaction to see that reconciliation scene and a little later he returns undisturbed to the hut.

The next morning, as he had already decided, he packed his bags, but before he left, he went to see how things were going in his new friend; back in the cellar and stealthily peeks into the kitchen. To his enormous amazement, he notes that the cat is really treated like a king, has a beautiful bed lined with velvets and a bowl of delicious food next to it. All those luxuries are perhaps an exaggeration; however, men can take this example to have more respect for animals because the first to enjoy the benefits are their own.

LA NUVOLA D’ORO GOLDEN CLOUD

LA NUVOLA D’ORO

C’era una volta un gran nuvolone grigio che vagava per i cieli di tutti i continenti portando ovunque tanta pioggia e grandi nevicate; produceva più acqua di tutte le altre nuvole messe assieme e per questo si era meritato il nome di Pluvione.

L’acqua aveva una grande importanza per gli abitanti della Terra e Pluvione sapeva quanto fossero indispensabili le sue piogge; il suo corpo nuvoloso, spinto dai forti venti dell’Ovest, si gonfiava di orgoglio e correva a più non posso dispensando acqua ovunque passasse.

Come certo si sarà capito, Pluvione era veramente enorme e non solo perché conteneva tanta pioggia, ma soprattutto perché racchiudeva il grande e complicato meccanismo usato per fabbricare la pioggia; esso veniva manovrato da tante piccole nuvole operaie che lavoravano alacremente. Volina era una di esse e, pur essendo molto piccina, lavorava quanto le altre e anche di più, infatti svolgeva molto bene il suo lavoro perché era velocissima; il suo compito era quello di portare il Pulviscolo dalla Sala di Raccolta al Magazzino di Separazione.

Il Pulviscolo serviva per costruire le gocce d’acqua e veniva raccolto setacciando l’aria che Pluvione attraversava. Al Magazzino di Separazione veniva diviso in modo da portare i pezzi più grandi nel luogo dove si costruivano le gocce più grosse e quelli più piccoli dove si costruivano quelle più piccole. Dalla Sala di Raccolta uscivano carrelli stracolmi di Pulviscolo, ma non erano pesanti e consentivano un veloce trasporto.

In alcuni paesi, dove il caldo torrido prosciugava i pozzi d’acqua, l’arrivo di Pluvione era considerato un grande avvenimento perciò, quando i venti dell’Ovest annunciavano il suo arrivo, le popolazioni di quei territori preparavano grandi feste, ricche di balli e danze; era un modo per ringraziare Pluvione del suo prezioso dono.

Pluvione apprezzava tutte quelle riverenze, ma la sua maggiore soddisfazione era vedere la Terra rivitalizzata sotto la sua acqua: il deserto rifioriva, i peschi sbocciavano, i torrenti si gonfiavano d’acqua correndo gioiosamente verso valle e le cime delle montagne diventavano bianche sotto la sua candida neve. Questi spettacoli favolosi erano la gioia nella vita di Pluvione e gli davano la spinta necessaria a svolgere sempre meglio il suo lavoro.

Un giorno, mentre sorvolava il Continente Desertico annaffiando generosamente quelle terre riarse, improvvisamente Pluvione s’inceppò; non riuscì più a far cadere una goccia d’acqua e fu come se tutto si fosse fermato. Mentre Pluvione cominciava a correre più velocemente del solito nel tentativo di sbloccare il meccanismo, al suo interno c’era un caos senza senso; le nuvole operaie vagavano senza meta cercando di capire cosa fosse successo e intanto i rilevatori sembravano impazziti. Pluvione era infuriato, ma l’unica cosa che riusciva a fare era correre per i cieli nella speranza di sbloccarsi il più presto possibile.

Le ore e i giorni iniziarono a trascorrere e non si trovava alcuna soluzione. Nel frattempo la Terra cominciò a mostrare i primi segni di sofferenza per la mancanza di acqua; le immagini dei terreni aridi accrescevano la disperazione di Pluvione, e non sapeva più come fare per tornare a produrre la sua pioggia.

Volina, come tutte le altre nuvole operaie, era rimasta senza lavoro e girovagava per il nuvolone cercando una spiegazione a quel caos. Un giorno, mentre si trovava in una zona a lei poco conosciuta, vide una vecchia nuvola, poco più grossa di lei, che se ne stava in disparte da tutte le altre. Le si avvicinò incuriosita e, quando le fu appresso, si presentò:

– Salve, mi chiamo Volina e lavoro alla Sala di Raccolta, Voi, invece, cosa fate?

La vecchia nuvola non rispose e, addirittura, sembrava non essersi neppure accorta della presenza di Volina; lei ci rimase male e si voltò per andarsene, ma in quel momento la vecchia nuvola si volse verso di lei dicendo:

– Salve piccina, io mi chiamo Biancone e sono talmente vecchio che potrei essere tuo nonno! –

Volina restò sbigottita; ma come, prima non le aveva neppure risposto e ora le riservava quelle gentilezze! Mah, certe nuvole sono proprio strane, venne da pensare a Volina; ad ogni modo le sembrò educato rispondere.

– Ho molto piacere di conoscerti, Biancone, io mi chiamo Volina e lavoro alla Sala di Raccolta. Tu cosa fai? –

– Eh? Cosa? Che hai detto? Parla più forte! – urlò Biancone.

Ora il mistero dell’indifferenza di prima era svelato, Biancone era sordo! Volina ripeté la sua domanda, ma questa volta parlò più forte e scandì bene ogni sillaba.

– Ehi – disse Biancone quasi interrompendola – non urlare, non sono mica sordo?

Volina trattenne a stento una risata, quella vecchia nuvola era davvero matta, però era anche molto simpatica e restò volentieri a fare due chiacchiere.

Biancone costruiva le gocce d’acqua al Laboratorio Precipitonometrico e questo contribuì ad accrescere l’ammirazione di Volina per quella vecchia nuvola; era risaputo, infatti, che i lavoratori del Laboratorio avevano molta esperienza e conoscevano palmo a palmo i cieli e i loro abitanti.

Molte nuvole giovani, come lo era Volina, decidevano di stare con Pluvione per fare un po’ di esperienza prima di iniziare l’avventura solitaria nei cieli, invece le nuvole anziane si stancavano di volare e preferivano prestare la loro opera a Pluvione.

Volina era affascinata da quella strana e vecchia nuvola e le fece tantissime domande sul suo passato e su quello che aveva visto viaggiando da sola. Biancone era felice di aver trovato una così simpatica ascoltatrice delle sue storie e, poiché durante gli anni trascorsi volando per conto suo ne aveva viste di tutti i colori, raccontò le più interessanti. Delle tante storie quella più impressionante per Volina fu il racconto della vicenda che indusse Biancone a lavorare per Pluvione; successe pressappoco così.

Biancone aveva appena finito di scaricare la sua pioggia su una verdeggiante collina quando all’improvviso un forte vento iniziò a soffiargli alle spalle; data la sua modesta mole fu subito sospinto via, ma quel vento caldo non lo infastidiva, anzi, gli creava una sensazione di piacere.

Dunque si lasciò trasportare senza opporre resistenza, cullandosi nel tepore di quell’arietta, e per un attimo dimenticò i suoi doveri di caricamento per la produzione di pioggia, rimanendo in balìa di quel vento.

Il dolce viaggio si interruppe bruscamente allorché Biancone si scontrò con un grande nuvolone nero e, d’un tratto, si trovò immerso in un mondo mai conosciuto prima. All’interno della nuvola c’erano tante altre piccole nuvole che vi lavoravano ma, a differenza di Pluvione, nel nuvolone nero c’era un’attività molto più lenta e il colore delle nuvole aveva una strana tendeza al giallo.

Biancone si guardava attorno meravigliato, ma dopo il primo attimo di stupore si accorse di essere accerchiato da una puzza tremenda, impossibile da descrivere. Cercò al più presto di uscirne fuori e solo dopo innumerevoli tentativi vi riuscì; tornato finalmente all’aria pura si voltò per vedere in che razza di coso era stato. Con suo enorme stupore vide uscire da quell’orrendo nuvolone una pioggia giallastra e puzzolente, le sue gocce bruciavano ogni cosa appena toccavano terra.

Biancone scappò via spaventato e continuò a correre finché non fu esausto; si fermò per riposare e cominciò ragionare su quale strano fenomeno potesse aver provocato la trasformazione di quella nuvola. Per quanto si sforzasse di ricordare, un fattaccio del genere non era mai successo, per cui doveva sicuramente trattarsi di un cambiamento abbastanza recente.

Per diversi giorni il pensiero fisso del nuvolone nero continuò a tormentarlo finché un giorno, mentre dispensava un po’ della sua acqua, si trovò a passare nei paraggi di Nuvola d’Oro e decise di andare a chiedere il suo parere.

Fu subito abbagliato dal grande splendore irradiato dal suo corpo nuvoloso, le sue forme avevano un’armonia perfetta e il suo colore dorato le donava l’aspetto fantastico di cui tanto si parlava. Nuvola d’Oro aveva l’importante compito di far partire le giovani nuvole per il loro primo viaggio solitario: ad esse raccomandava e consigliava i metodi migliori per la produzione della pioggia.

Nuvola d’Oro era molto saggia e per questo qualche volta anche le nuvole anziane si rivolgevano a lei per avere consigli utili o trovare rimedi per i loro acciacchi.

Biancone decise di raccontarle la sua spiacevole avventura per sapere se poteva esserci una spiegazione; mentre parlava, Nuvola d’Oro diventava sempre più triste perché aveva già sentito altri racconti come quello; quegli strani avvenimenti avevano cominciato a verificarsi da quando l’aria si era trasformata e non era più come una volta. Adesso la pioggia prodotta non aveva più le stesse caratteristiche.

Purtroppo il Pulviscolo dell’aria era pieno di tante sostanze che rendevano la pioggia velenosa; queste sostanze entravano nei meccanismi di produzione causando l’inceppamento e, invertendo il ciclo naturale, cominciavano a produrre pioggia velenosa.

A volte Nuvola d’Oro riusciva a sbloccarli, ma quelli trasformati definitivamente non potevano far altro che continuare a produrre acqua insana. Il Nuvolone Nero attraversato da Biancone faceva parte delle nuvole trasformate e niente avrebbe potuto farlo tornare come prima.

Ma ci doveva pur essere qualcosa da fare per migliorare la situazione, si domandava Biancone, diventato anche lui molto triste; il solo rimedio, ammise Nuvola d’Oro, era aiutare Pluvione, l’unica nuvola in grado, con la sua pioggia limpida, di tenere il cielo pulito. Fu questo il motivo per cui Biancone decise di abbandonare la sua vita di nuvola solitaria per dedicarsi al lavoro con Pluvione.

Volina era senza parole, il racconto dell’anziana nuvola la stava sconvolgendo; e se tutte le nuvole avessero cominciato a produrre pioggia velenosa, che fine avrebbe fatto la Terra?

Questa domanda la spaventava moltissimo ma, improvvisamente, le tornò in mente Pluvione, ancora impossibilitato a riprendere la produzione di pioggia; forse aveva lo stesso problema del Nuvolone Nero. Bisognava fare qualcosa prima che la situazione precipitasse definitivamente; ma sì, certo, perché non ci aveva pensato prima! Doveva andare a parlare con Nuvola d’Oro, solo lei avrebbe potuto trovare il modo di sbloccare Pluvione. Immediatamente si confidò con Biancone per sapere se la sua era una buona idea.

– Cara Volina, la tua sarebbe un’ottima idea se non fosse che Nuvola d’Oro dista parecchie miglia da dove ci troviamo noi ora. –

– Ma io corro veloce, caro Biancone, e prima che tu te lo aspetti tornerò qui con Nuvola d’Oro! –

Detto questo Volina partì ben sapendo di intraprendere una corsa contro il tempo, perché più si aspettava e maggiori erano le probabilità di un cambiamento irreversibile di Pluvione. Non riusciva a immaginarsi di lavorare dentro a un produttore di pioggia velenosa!

Volina era velocissima e nel cielo sembrava un siluro, molte nuvole si voltavano a guardarla e si domandavano dove andasse con tutta quella fretta.

Ben presto arrivò alla sua meta e appena ebbe ripreso un po’ di fiato spiegò a Nuvola d’Oro il problema di Pluvione.

– Va bene, Volina, verrò a vedere cosa posso fare e nel frattempo lascerò il mio lavoro a qualche aiutante. –

Partirono immediatamente, ma questa volta il viaggio fu più lungo perché Nuvola d’Oro non poteva correre alla stessa velocità con cui Volina era arrivata da lei.

Arrivarono quando la situazione dentro Pluvione stava per diventare insopportabile, le nuvole operaie avevano perso la speranza di tornare a lavorare e alcune avevano già deciso di abbandonare Pluvione al suo destino.

Volina accompagnò Nuvola d’Oro da Biancone il quale, appena le vide, si svegliò dal suo torpore e si accinse a far entrare Nuvola d’Oro nel Laboratorio Precipitonometrico. A Volina non era permesso entrare quindi restò fuori ad aspettarli; lente e inesorabili iniziarono a trascorrere le ore, poi i giorni, e niente di nuovo succedeva.

Finché, all’alba di un fresco mattino, le due nuvole uscirono dal Laboratorio e nello stesso istante le attività si rimisero in moto e le nuvole operaie poterono tornare al lavoro. Volina restò con Biancone e Nuvola d’Oro per farsi spiegare come erano andate le cose.

– All’interno del Laboratorio sono stati portati dei Pulviscoli avvelenati che hanno incastrato il meccanismo di produzione della pioggia; li abbiamo individuati ed eliminati per cui ora tutto tornerà come prima. – disse soddisfatta Nuvola d’Oro.

– Adesso sembra tutto risolto, ma non potrebbe succedere ancora? Potrei addirittura essere io a portare i Pulviscoli avvelenati e saremmo daccapo con lo stesso problema! – ribatté Volina preoccupata.

– Questi casi, per fortuna, sono rari, quindi non ti preoccupare del tuo lavoro, continua a farlo tranquillamente come prima; fino ad ora sono state liberate molte sostanze velenose, ma gli abitanti della Terra si sono accorti del pericolo e stanno correndo ai ripari. Crediamo che nel futuro questi problemi non esisteranno più, anche se per il momento possiamo solo sperare che quel giorno arrivi il più presto possibile. – Concluse Nuvola d’Oro con un profondo sospiro.

GOLDEN CLOUD

Once upon a time there was a huge great grey cloud that wandered through the skies of all the continents bringing so much rain and enormous snowfalls everywhere; it produced more water than all the other clouds put together and for this it deserved the name of Great Rain.

Water was of great importance to all the inhabitants of the earth and Great Rain knew how indispensable its rains were; its body of cloud, blown along by the strong West winds, swelled with pride and raced as fast as it could shedding water wherever it passed.  As it will certainly be understood, Great Rain was truly enormous and not only because it contained so much water, but above all because it had, inside, a big and complicated mechanism which served to make the rain; it was maneuverer by many tiny workers who worked very quickly. Volina was one of them and, even if she was very small, she worked as hard as the others and even more, in fact she did her work very well because she was very fast; her job was to take the Dust Particles to the Collection Hall in the Separation Warehouse.  The Dust Particles were used to construct the water droplets and was gathered by sieving the air through which Great Rain passed.  In the Separation Warehouse it was divided so that the bigger pieces were taken to where the bigger drops were made and the smaller ones to where the smaller ones were made.   Trolleys overfilled with Dust Particles came out of the Collection Hall; however, they were not heavy so allowed fast transportation.

In some countries, where the torrid heat dried up the water holes, the arrival of Great Rain was considered a great event and, for this reason, when the West winds announced  its arrival, the peoples of those territories prepared great fetes,  full of dancing and music, and that were a way of thanking Great Rain for its precious gift.  Great Rain appreciated all this reverence, but what gave him his greatest satisfaction was to see the Earth revitalizing under his water: the desert re-flowering, the fish budding, the streams swollen with water, racing joyously towards the valleys, the mountain tops becoming white and silent under his candid snow.  These fabulous shows were the joy of Great Rain’s life and gave him the necessary push to do his job even better.

One day, while he was flying over the Desert Continent generously watering those burnt up lands, suddenly Great Rain clogged up, he could not drop any more water, not one droplet, and it was as if everything had closed down.  While Great Rain started to race faster than usual in the attempt to unblock the mechanism, inside there was senseless chaos; the working clouds wandered around aimlessly, trying to understand what had happened and at the same time the detectors seemed to have gone mad. Great Rain was enraged, but the only thing he managed to do was race over the skies in the hope of unblocking things as soon as possible.

The hours and the days started to go by without finding a solution and, in the meantime, the Earth started to show the first signs of suffering for lack of water; this evidence increased Great Rain’s desperation and he did not know anymore how to go back to making his rain.

Volina, like all the other working clouds, was left without work and wandered around the big cloud searching for an explanation for this chaos; while she was in an area which she did not know very well, she saw an old cloud, not much bigger than herself, who was standing apart from the others. She went up to him, curious and when she got near, she introduced herself:

-Hello, my name’s Volina and I work in the Collection Hall. What do you do? –

The old cloud did not answer and actually seemed to be even unaware of Volina’s presence; Volina was upset and started to leave, but at that moment the old cloud turned to her saying:

–          Hello, little one, my name is Whitey and I am so old that I could be your grandfather! –

Volina was upset; but, what?  before he had not even answered her and now, he was being so kind!  Well, some clouds are really strange, the thought came to Volina; in any case, it seemed polite to reply.

–          I’m very pleased to meet you, Whitey, my name’s Volina and I work in the Collection Hall. What about you? –

–          Eh? What? What did you say? Speak louder!   – shouted Whitey.

Now the mystery of his first indifference was unveiled, Whitey was deaf!  Volina repeated what she had said before but this time she spoke more loudly and stressed every syllable.

–          Eh! – said Whitey, nearly interrupting her – don’t shout, I’m not deaf! –

Volina tried not to laugh, this old cloud was really crazy, but he was very agreeable and she willingly stayed to have a chat. Whitey constructed water droplets at the Precipitonometric Workshop and this contributed to an increase in Volina’s admiration for this old cloud because it was well known that those who worked in the Workshop had a lot of experience and knew the skies and their inhabitants like the palms of their hands.  Many young people, like Volina, decided to stay with Great Rain for work experience before starting their solitary adventure in the skies, whereas the older clouds got tired of flying and preferred to give their work to Great Rain.

Volina was fascinated by this strange, old cloud and asked a lot of questions about his past and about what he had seen travelling alone; Whitey was pleased to have found someone to listen to his stories and during his years passed flying on his own he had seen all kinds of things. But, of the many stories he told Volina, the one that impressed her most was the story of what happened to make Whitey work for Great Rain. What happened was just about this.

Whitey had just finished unloading the rest of his rain on a green hill when suddenly a strong wind started to blow behind him; given his modest stature, he was blown away, but that warm wind did not trouble him, in the contrary, it gave him a pleasing sensation.  He let himself be transported without opposing resistance, cradling himself in the warmth of the air and for a moment, he forgot all his loading duties and remained at the mercy of the wind. This sweet journey was brusquely interrupted when Whitey collided with a huge black cloud; all at once he found himself in a world unknown to him before, inside the cloud there were a great number of small clouds who were working, as happened in Great Rain. The difference was that in this big black cloud the activity was very slow and all the clouds had a strange yellowish colour. Whitey looked around in wonder, but after the first moment of surprise he noticed that there was a dreadful smell in here, impossible to describe. He tried to get out as quickly as possible and only after numerous attempts succeeded; finally, back into clean air he turned to see what kind of thing it was. To his enormous surprise he saw, coming out of that horrendous big cloud, a yellowish smelly rain that burnt everything as soon as it touched earth.

Whitey ran away, terrified and went on running until he was exhausted; he stopped to rest and started to work out what strange phenomenon could have provoked the transformation of that cloud; however hard he tried to remember, a dreadful thing like that had never happened, it must certainly be quite a recent change.  For several days the fixed thought of that poor cloud continued to torment him until, one day, as he dispensed some of his water, he found himself in the neighbourhood of Golden Cloud and decided to go and ask her opinion.  At once he was dazzled by the great splendour that her cloudy body radiated, her forms had perfect harmony and her golden colour gave her that fantastic aspect which everyone talked about. Golden Cloud had the important job of sending off the young clouds on their first solitary journey: she recommended and advised the best ways of producing rain. Golden Cloud was very wise and for this reason even the old clouds turned to her for useful advice or remedies for their problems.

Whitey decided to tell her what he had seen and ask if there could be an explanation; while he was speaking to her, Golden Cloud became sadder and sadder because it was not the first time that she had heard stories like this, these strange events came about when the air was transformed and was no longer as it used to be so that even the rain it produced had the same characteristics. Unfortunately, the Dust Particles in the air were full of other substances that made the rain poisonous; these substances entered into the mechanisms of production which clogged up and started to produce poisonous rain. Sometimes Golden Cloud managed to unblock them but those that were permanently transformed could do nothing but produce unhealthy water. The Great Black Cloud that Whitey had gone through was part of the transformed clouds and nothing could make it go back to what it was before.

But there must have been something that would improve the situation, Whitey said to himself, becoming very sad as well. Golden Cloud said the only remedy that could help was to help Great Rain with his clear rain to succeed in keeping the sky clean. This was why Whitey had decided to abandon his life as a solitary cloud and to dedicate himself to working with Great Rain.

Volina was wordless, the old cloud’s story was upsetting her; and if all the clouds should start producing poisonous rain, what would become of the Earth?

This question frightened her tremendously, but all at once she realised that even Great Rain, still unable to produce rain, could have the same problem that would reduce it to the same state as the Great Black Cloud. Something must be done before the situation precipitated once and for all; yes, of course, why had she not thought of it before! She had to go and talk to Golden Cloud, only she could find the way to unblock Great Rain! At once she confided in Whitey, to see what he thought of the idea.

-My dear Volina, yours is an excellent idea, except that Golden Cloud is several miles from where we are at present-

-But I run very fast, dear Whitey, and before you can think, I shall be back here with Golden Cloud! –

This said, Volina departed well knowing that hers was a race against time, the longer she waited the greater the probability of an irreversible change in Great Rain which would become a factory of poisonous rain.

Volina was extremely fast and seemed like a torpedo in the sky, many clouds turned to stare at her and wondered where she was going with so much haste.

Soon she arrived at her destination and as soon as she had got her breath back, she explained Great Rain’s problem to Golden Cloud.

-All right, Volina, I’ll come and see what I can do and, in the meantime, leave my work to some of my helpers-

They left immediately but this time the journey was longer because Golden Cloud could not run as fast as Volina had done to get to her.

They arrived when the situation inside Great Rain was becoming unbearable, the working clouds had given up hope of getting back to work and some had already decided to abandon Great Rain to its destiny.

Volina accompanied Golden Cloud to Whitey who, as soon as he saw her, awakened from his torpor and showed Golden cloud into the Precipitonometric Workshop. Volina was not allowed to go in so she waited outside; slowly and ruthlessly the hours passed, then the days, and nothing new happened. Until, at the dawn of a fresh morning, the two clouds came out of the workshop and at the same moment, activities started up and the clouds could go back to work.  Volina stayed with Whitey and Golden Cloud so they could explain how things had gone.

-Inside the Workshop, poisonous dust Particles had been brought in and they had clogged up the mechanism for rain production; we found them and got rid of them so now everything will go back as it was before. – said Golden Cloud, satisfied.

-Now, everything has been put right, but couldn’t it happen again? It could even be me who brings poisonous Dust Particles and we should be back to the same problem again! – answered worriedly Volina.

-Luckily, these cases are rare, so don’t worry about your work, go on doing it happily; up until now a great deal of poisonous substances have been emitted, but the inhabitants of the Earth noticed the damage they were doing and now they are taking precautions. We believe that, in the future, these problems will no longer exist, even though, at the moment, we can only hope that day will arrive as soon as possible- concluded Golden Cloud, with a deep sigh.

IL BOSCO INCANTATO – THE ENCHANTED FOREST

In un mondo non molto lontano dal nostro c’era un paese dove tutti gli abitanti vivevano in armonia; la tranquilla vita degli animali e delle piante non veniva mai disturbata.
Qualche tempo prima di quando inizia la nostra storia dallo spazio arrivarono due potenti forze che sconvolsero la calma e la quiete di quel paese.
Eco e Logos, questi i nomi delle due forze, scatenarono una guerra tra di loro per il predominio sull’intero paese. Furono anni assai tristi e la guerra durò molto a lungo poiché nessuno dei due eserciti riusciva a dominare l’altro. Le due potenze sperperarono tutte le loro forze finché ad entrambe non restò altro da fare che abbandonare la lotta senza che ci fosse un vincitore.
Da quel giorno nessuno ha più visto gli eserciti combattere ed ora che un po’ di calma è tornata tutto ciò che resta di quel brutto periodo è la grande confusione provocata dalle leggi che le due potenze hanno imposto agli abitanti. Seguendo una strana regola di guerra, infatti, chi vinceva una battaglia aveva l’onore di stabilire una legge che tutti dovevano rispettare. Naturalmente il vincitore finale avrebbe potuto stabilire tutte le sue leggi, ma in questo caso, poiché un vincitore assoluto non c’era, il risultato era un insieme di leggi confusionali. In alcuni casi c’era poca libertà, a causa delle leggi di Eco, mentre in altri ne n’era troppa a causa delle leggi di Logos. Per capire meglio questa situazione basta andare nel bosco vicino al villaggio dove le leggi hanno fatto cambiare molte vecchie abitudini.
Per entrare nel bosco bisogna per forza attraversare il Passo dei due Lecci; infatti Eco, che non voleva danneggiare i confini del bosco, stabilì una legge secondo la quale tutti dovevano passare per una sola entrata. In origine si poteva passare ovunque mentre adesso chi tenta di passare da qualunque altra parte che non sia l’entrata dei Due Lecci viene respinto da forze misteriose. Questo è un esempio di come non si può sfuggire alle leggi di Eco e di Logos.
Quando ci si addenta nella folta e lussureggiante vegetazione del bosco, davanti agli occhi appare uno spettacolo d’incanto.
Uccellini d’oro che cantano, alberi dai frutti canditi, animali vestiti di stravaganti stoffe e tutto attorno la sensazione di essere in un gran bazar.
Tra le tante leggi che regolano la vita nel bosco ve n’è una, di Logos, secondo la quale tutto ciò che viene portato nel bosco deve restarci e niente può sfuggire a questa regola poiché è facilissimo controllare l’unica via di accesso; capita così che numerosi visitatori sono costretti a lasciare nel bosco tutto quello che si portano dietro per allietare le loro scampagnate.
A dire il vero nessuno si preoccupa, né si preoccupò a suo tempo, di queste strane leggi, ora tutti le conoscono e si sono abituati, alcuni addirittura le considerano delle invenzioni originali. Roando lo scoiattolo è uno di questi, infatti perde intere giornate a vestirsi con le più strane pezze raccolte qua e là; vuole essere diverso dagli altri scoiattoli e ci riesce davvero quando si mette addosso i vestiti fatti di quello strano materiale lucido e liscio che si trova dovunque.
Non tutti fanno caso alle stravaganze di Roando e degli altri personaggi come lui. Cino, il fungo porcino, è tra coloro che svolgono una mansione nella vita quotidiana del bosco. Cino fa il porta-notizie e corre sulle ife in lungo e in largo per il bosco. È molto simpatico e già dall’aspetto, con quel suo bel cappello rosso e il corpo rubicondo, appare d’animo buono e gentile. Ogni mattina Cino passa alla centrale dove raccoglie tutte le notizie utili alla vita del bosco. Non è da solo a fare questo lavoro, infatti prima di iniziare la corsa sulle ife, Cino trasmette le notizie alle sue due aiutanti: Galatina, che ha una gran parlantina, e Calocera, con la lingua come una suocera. Sono due funghi che non possono muoversi, ma riescono a comunicare con molta facilità e sono loro che aiutano Cino dando le notizie agli abitanti del sottobosco.
L’incontro con Calocera e Galatina è sempre molto interessante anche se a volte esagerano un po’ con le chiacchiere; quando si lasciano prendere dalla parlantina, aumentano così tanto le loro vibrazioni che fanno tremare tutte le ife. Appoggiando l’orecchio all’ifa più vicina, alcuni animali dall’udito fino possono sentire quello che si dicono anche a distanza di centinaia di metri.
Dopo aver riferito le ultime notizie e ascoltato alcuni pettegolezzi delle due aiutanti, Cino comincia il suo giro quotidiano; il fondo del suo corpo rubicondo sventola sull’ifa mentre il suo cappello rosso fiammante lo rende riconoscibile ovunque, e tutti si fanno da parte per lasciarlo passare.
Quando nel bosco qualcuno è in difficoltà e ha bisogno di aiuto Cino corre più veloce del solito per raggiungere in fretta la centrale e far suonare l’allarme; i primi che accorrono in aiuto sono i folletti volontari, che una volta facevano parte dell’esercito di Eco e che terminata la guerra hanno deciso di restare nel bosco a fare i soccorritori. Dopo di loro arriva sul posto il dottore che presta la sua opera nel caso qualcuno sia rimasto ferito.
Fortunatamente questi episodi accadono di rado, ma in ogni emergenza tutti sono pronti a fare il loro dovere.
Qualche volta Cino è costretto a fare gli straordinari e ciò succede quando un abitante del bosco sta poco bene e ha bisogno del medico; in quei casi Cino deve per forza andare a casa del dottore perché se suonasse l’allarme di soccorso metterebbe in subbuglio tutto il bosco.
Da qualche tempo questo dovere è diventato più faticoso per Cino a causa di una triste storia cominciata con gli scontri tra Eco e Logos.
Durante la guerra il dottore del bosco lavorò duramente e vide tante cose brutte; diventò triste e quando finì la guerra, e il suo lavoro diminuì, cominciò a bere fino ad ubriacarsi. Ora non è più capace di lavorare come prima, molti abitanti del bosco non hanno più fiducia in lui e preferiscono chiamare il dottore di paese. Questo fatto allunga di non poco il percorso di Cino.
Durante una delle solite mattinate d’autunno nel bosco tutto sembra calmo e tranquillo quando d’un tratto si sente un grido d’aiuto provenire dal fosso delle querce.
È Roando che si lamenta e non appena Cino capisce che qualcosa di grave è successo corre a suonare l’allarme di soccorso. Roando è caduto nel fosso e quando i folletti arrivano sul posto devono faticare non poco per tirare fuori lo sfortunato scoiattolo.
Mentre arriva il dottore del bosco, Roando viene sdraiato su una barella ai piedi della quercia; con le lacrime agli occhi racconta quello che gli è successo:

-stavo … sigh sigh … cercando qualcosa di bello …sigh sigh … volevo trovare cose nuove… sigh sigh … mi sono affacciato al fosso … sigh sigh … per vedere meglio … sigh sigh … poi, patapunfete a testa in giù! Ahi! Ahi! – sospira continuando a piagnucolare.
Il fosso dentro al quale è caduto è abbastanza profondo, lungo le pareti e sul fondo c’è tanta roba luccicante e si capisce benissimo quanto Roando ci tenesse a rovistare là in mezzo.
Per sua fortuna non si è rotto niente e le uniche conseguenze del ruzzolone sono un piccolo dolorino al braccio e tanta paura. Cadendo Roando ha urtato qualcosa con il braccio e ha sentito il dolore come per una puntura. Il dottore lo visita molto accuratamente poi prepara la cura che lo farà guarire da quel dolore.
Risolta la situazione nel migliore dei modi tutti tornano a casa contenti che il peggio sia stato evitato.
Passano solo alcuni giorni e Cino sente di nuovo parlare di Roando, quello scansafatiche si trova davvero nei guai ora; Galatina, infatti è venuta a sapere che il povero scoiattolo ha febbre alta ed è immobile a letto.

-È stato chiamato il dottore? – chiede Cino preoccupato.

-Certamente – risponde Galatina – ma la situazione è molto grave; pare che Roando, dopo il ruzzolone nel fosso delle querce, non abbia seguito la cura che il dottore gli aveva dato. Adesso ha un braccio tutto gonfio, rosso e duro! –
Galatina accompagna il suo racconto con ampi gesti per far capire meglio com’è ridotto il povero scoiattolo.
Cino, spinto dalla curiosità, oltre che dalla preoccupazione, decide di andare a trovarlo. Quando giunge a casa dello scoiattolo, però, il peggio è già accaduto; Roando è morto e attorno al suo letto si disperano gli amici che gli sono sempre stati vicino. Appena lo vede, il dottore gli si avvicina e, scansandolo dalla confusione, cerca di spiegargli come sono andate le cose.

-Vedi Cino, io ho tentato l’impossibile, ma quando sono arrivato era già in condizioni disperate. Ho cercato di fare qualcosa, ma queste sono malattie che vanno curate in tempo altrimenti non c’è nulla da fare. –
In quell’istante uno dei presenti, vestito di tutto punto come faceva Roando, si alza e urla contro il dottore.

-È lei che non è capace di guarire chi sta male. Lei è un buono a nulla! Non sa far altro che …-

Basta! – interrompe Cino rivolgendosi anche a tutti gli altri – sapete benissimo che è soprattutto colpa vostra se succedono queste cose. Dovete finirla con le vostre pagliacciate e smetterla di andare a rovistare qua e là per il bosco. Tutte queste chincaglierie che trovate sono il frutto della guerra, il risultato dell’odio e della cattiveria, non c’è da stupirsi che siano la causa di nuove malattie. Roando è morto e se non la smettete di andare a cercare guai come faceva lui, farete tutti la stessa fine! –

Sono passati diversi giorni da quella triste storia; qualcuno ha imparato la lezione e non si avvicina più alla roba abbandonata mentre altri continuano ancora a rovistare in giro, ma non vanno a rischiare nei punti pericolosi. La vita nel bosco ha così ripreso i suoi ritmi di sempre.
Un giorno, mentre corre svolazzando sull’ifa, all’improvviso Cino si imbatte in Rico il Lombrico; sta attraversando l’ifa ed impedisce a Cino di proseguire. Per fortuna nessuna notizia è urgentissima per cui Cino può tranquillamente aspettare che Rico finisca di attraversare.

-Caro Cino, mi dispiace farti aspettare, ma sai, da un po’ di tempo non mi sento molto bene e faccio fatica a stare sotto terra; non riesco più a mangiare come dovrei e per questo sto andando dal dottore a farmi guarire. –

-Tanti auguri Rico! Vedrai che troverai il rimedio e la prossima volta che ci incontreremo andrà già meglio! – così dicendo Cino riparte velocemente.
Anche quel giorno il suo lavoro finisce presto e non avendo altro da fare decide di passeggiare lungo le ife che portano sui sentieri più belli del bosco. Cammina fischiettando e guarda i raggi del sole che filtrano tra i rami. D’un tratto capitombola a testa in giù vicino all’ifa.
Mentre si rialza lentamente guardandosi attorno per capire cosa è stato vede sdraiato sull’ifa un altro lombrico.

-Allora oggi è proprio destino che io debba inciampare su di un lombrico! Dai muoviti di lì che me ne torno indietro! –
Il lombrico, però, non si muove e Cino sta per perdere la pazienza. Mentre gli si avvicina per ripetergli che deve spostarsi di lì si accorge che il lombrico è morto. Ormai non c’è più nulla che possa fare quindi decide di imboccare la prima ifa a destra ed intraprendere un’altra via di ritorno.
Lungo la strada capitano altri spiacevoli incontri come questo e prima di giungere a casa Cino ha visto più di dieci lombrichi morti; questo è un fatto piuttosto insolito per il bosco e Cino decide di andare a sentire cosa ne pensa il dottore.
Gli racconta per bene tutto quello che è successo nel bosco e quando finisce di parlare il volto del dottore si è fatto triste e malinconico.

-Purtroppo Cino noi possiamo fare ben poco; i lombrichi, e questo vale anche per Rico che ho appena visitato, si sono ammalati di Plastintasonomia Internea. Non si conoscono rimedi contro questa malattia, si sa solo che è molto rara perché si diffonde quando il terreno è pieno di agenti esterni. Poiché si sono ammalati così tanti lombrichi, c’è da pensare che il nostro bosco sia più ricco di agenti esterni che di terra! –
Sconsolato Cino fa ritorno a casa; nella sua mente ci sono tanti pensieri, ma una soluzione bisogna trovarla e Cino non si arrende. Il giorno dopo mentre porta le notizie agli abitanti del bosco guarda bene dappertutto e si accorge che la situazione non è così grave come poteva sembrare. Nel suo viaggio, infatti, non incontra neppure un lombrico morto.
Quando giunge nei pressi della Grande Quercia si ferma a riposare e a scambiare due chiacchiere con il vecchio albero.

-Caro Cino – racconta la quercia – qui le cose non vanno mica bene sai! E’ da un po’ di giorni che i rifornimenti alimentari diminuiscono ed io, come ben sai, ho bisogno di molto cibo per nutrire la mia folta chioma. –
Cino ascolta pazientemente le lamentele della quercia che è nota per essere una grande brontolona.
Poco dopo riparte per il suo viaggio e ben presto termina il giro quotidiano; sulla via del ritorno si ferma da Calocera e Galatina per conoscere le ultime novità. Purtroppo viene a sapere che molti alberi si stanno lamentando perché non hanno cibo a sufficienza.
Improvvisamente Cino comprende quello che sta succedendo nel bosco; i lombrichi malati non riescono più a lavorare e a produrre cibo per cui la terra si impoverisce, le piante hanno sempre meno cibo e ben presto si ammaleranno anche loro.
Ora che Cino ha capito in quale grosso guaio si trovano decide di fare una riunione con tutti gli abitanti del bosco per vedere se si può trovare una soluzione.

-Scappiamo tutti e cerchiamo un altro bosco dove possiamo continuare a vivere! – propone senza tanto riflettere lo scoiattolo Ciof.

-No – risponde l’Istrice – è meglio chiamare tanti lombrichi che prendano il posto di quelli malati. –

-Io non sono d’accordo – urla l’amico di Roando – prima dobbiamo sentire cosa dice il dottore di paese. Tutti sanno che il nostro non è bravo e può darsi che ci sia una cura per i lombrichi. –
In quel momento da dietro le orecchie della lepre, spuntano il faccione tondo e gli occhi vispi del gatto, dottore del paese; comincia a parlare molto lentamente per fare in modo che tutti capiscano bene ogni parola.

-Cari amici, la vostra situazione è molto grave; purtroppo non c’è rimedio contro la Plastintasonomia Internea e io non posso fare niente di più di quanto non abbia già fatto il vostro dottore. Alcuni lombrichi guariscono da soli, ma sono pochi e l’unica soluzione che vi resta è quella di togliere tutti gli agenti esterni che sono nel bosco e che provocano la malattia. –
Gli abitanti si guardano l’un l’altro increduli perché capiscono che questa soluzione è impossibile da realizzare; il bosco è talmente pieno di agenti esterni che per portarli fuori tutti ci vorrebbe un esercito di carriole.
Il nostro solito Cino, però, fa funzionare il cervello e in men che non si dica studia un piano per percorrere l’unica via di salvezza del bosco.
– Sentite – spiega agli altri – visto che l’unica soluzione è quella che ci ha detto il dottore, dobbiamo subito darci da fare; ognuno di noi porterà via gli agenti esterni che si trovano vicino alla sua casa. Non importa se raccoglierà poco o molto, siccome il bosco è abitato in ogni suo angolo quando ognuno farà il suo dovere ben presto lo avremo ripulito. –
Appena finito il discorso tutti approvano e si avviano verso casa per fare il proprio dovere; dietro alle loro spalle però si alza una voce; è l’amico di Roando che urla:

-Dove credete di andare? Cosa sperate di risolvere? Io conosco bene gli agenti esterni, so da dove vengono e so anche che è impossibile fermarli. Non è solo quello che viene lasciato in giro che rovina la nostra terra, andate a vedere il fiume che confina con il bosco, avrete una grande sorpresa! –
Senza aspettare un attimo gli abitanti del bosco si precipitano a vedere cosa c’è di tanto pericoloso nel fiume.
Appena ci arrivano si trovano di fronte ad uno spettacolo orrendo; l’acqua non è più trasparente, ma è diventata di tutti colori perché assieme ad essa scorrono tanti agenti esterni. Alcuni si fermano lungo la riva e si capisce bene come presto diventeranno parte degli agenti esterni che danneggiano il bosco. Ancora una volta e all’unisono gli abitanti si rivolgono a Cino per vedere se ha ancora una risposta pronta. In realtà Cino comincia ad essere scoraggiato perché sembra che ogni sforzo sia vano; ma questa volta in suo aiuto si propone il dottore del bosco.

-La soluzione è semplice amici. Ci faremo aiutare da Nutria, il Castoro. Costruirà una diga che fermerà gli agenti esterni e lascerà passare solo acqua pulita. –
Naturalmente sono tutti d’accordo, il dottore ha avuto una idea brillante ed ora può di nuovo essere considerato uno di loro. Quando la riunione si scioglie e ognuno è pronto a fare il suo dovere. Cino e il dottore del bosco partono alla ricerca di Nutria, che vive in disparte e non partecipa alla vita collettiva del bosco. All’epoca della guerra tra Eco e Logos litigò aspramente con gli abitanti del bosco e da quella volta non volle più saperne di vivere con loro; il motivo del litigio era che Nutria voleva unirsi con gli abitanti del paese per far fare la pace ai due eserciti nemici, mentre gli abitanti del bosco si preoccupavano solo salvare se stessi. Nutria restò molto deluso da quell’atteggiamento di indifferenza ed ora sarà molto difficile per Cino e il dottore convincerlo che il bosco ha bisogno di lui.
Quando giungono a casa del Castoro è già notte fonda e Nutria, gentile come sempre, li invita e entrare nella sua abitazione. Cino e il Dottore non si perdono in chiacchiere e gli spiegano subito la grave situazione ed il motivo della loro visita. Nutria rimane un po’ in silenzio poi comincia a parlare.

-In tanto tempo che sono stato qui da solo ho imparato molte cose; portando via tutti gli agenti esterni non risolverete niente perché altri agenti verranno portati nel bosco e sarà di nuovo la stessa storia. Bisogna eliminare le stupide leggi di Eco e di Logos e per far questo bisogna che le due forze si riappacificano. –

-Tu ha ragione, Nutria, ma questa non è una cosa molto facile. –

-È quello che pensate voi, in realtà basta far capire a Eco e Logos che possono tranquillamente mettersi d’accordo sulle leggi da far rispettare e se loro si uniscono stabiliranno un equilibrio che avrà il sopravvento eterno su tutti gli abitanti del mondo. –

-Ma dopo ci rovineranno! – esclama il Dottore che non riesce a trattenersi.

-No, questo non succederà. Eco e Logos sono due forze che devono esistere quindi è meglio averle entrambe come protettrici della natura che in guerra tra di loro. Ora che anche voi avere saputo come stanno le cose dovrete convincere anche gli abitanti del bosco e del paese: se volete che vi aiuti dovrete cercare di unire Eco e Logos. –
Cino e il Dottore restano senza fiato di fronte alla richiesta di Nutria: unire due grandi potenze non è impresa da tutti i giorni e richiede un grandissimo impegno. Tuttavia la situazione nel bosco è drammatica e non si può rinunciare a prezioso aiuto del Castoro. Per il bene del bosco non resta che accettare la proposta di Nutria e mentre il Castoro inizia a costruire la diga Cino e il Dottore fanno una riunione tra gli abitanti del paese e quelli del bosco per decidere come realizzare quell’incredibile progetto di unire le due forze.

-Non possiamo andare a stuzzicare il can che dorme! – urla un signore.

-Lasciamo che se la vedano tra di loro, non mettiamoci in mezzo! – ribadisce
un altro abitante del paese.

-Non vogliamo rischiare di scatenare di nuovo la guerra – protesta l’Istrice che si unisce al coro dei contrari al progetto del Castoro.

-Amici … Amici … Amici … – urla Cino cercando di farsi sentire da tutti.
Improvvisamente si fa silenzio e può continuare a parlare. – Non possiamo vivere seguendo queste leggi assurde e con la paura che la guerra possa ricominciare da un giorno all’altro. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per trovare la soluzione finale quindi votiamo per vedere cosa decide la maggioranza. Chi non è d’accordo far unire Eco e Logos alzi la mano. –
Nel silenzio assoluto il Dottore comincia a contare le mani alzate e quando finisce scrive il numero sul taccuino.
-Adesso chi è d’accordo per far fare la pace a Eco e Logos alzi la mano. –
Ancora una volta il Dottore conta le mani alzate e scrive il numero finale sul taccuino.
Dopo aver fatto i dovuti calcoli il Dottore proclama che la maggioranza degli abitanti ha votato a favore dell’unione delle due forze.
Ora che la decisione è stata presa bisogna formare un gruppo che si prenda la responsabilità di recarsi da Eco e Logos; vengono scelti i più coraggiosi e decisi tra gli abitanti del paese e del bosco e il mattino dopo partono per la missione. Nel cuore di ognuno c’è la speranza che al loro ritorno portino solo buone notizie.
I giorni scorrono e Nutria lavora alla diga mentre gli abitanti del bosco continuano a raccogliere gli agenti esterni vicini alle loro case. Ciò che si raccoglie viene portato in mezzo alla radura più spaziosa del bosco dove si sta formando una montagna di roba luccicante. L’amico di Roando viene spogliato di tutti i suoi averi e come lui tutti quelli che usano gli agenti esterni per i loro comodi lussi. Il Dottore del bosco e quello di paese lavorano insieme e con le loro cure riescono a guarire i lombrichi.
Il bosco torna ad avere il suo aspetto naturale, la diga di Nutria è in funzione e alcuni gruppi di abitanti devono ogni tanto andare a raccogliere la roba che vi si ferma contro. L’acqua dall’altra parte torna a scorrere chiara e trasparente come prima.
Questi sono solo i primi passi verso la soluzione del problema perché se le leggi non cambieranno tutto tornerà nel disordine. Ognuno però è convinto che il gruppo per l’unione di Eco e di Logos saprà fare l’altro decisivo passo e così finalmente ci saranno leggi giuste e armoniose.
Sono passati cinque giorni da quando la spedizione è partita e nel bosco la raccolta di agenti esterni è finita; alla diga non si ferma più niente contro le canne di Nutria e la montagna di roba luccicante ha finito di crescere. Verrà bruciata durante la grande festa che gli abitanti hanno organizzato come auspicio per la fine dell’invasione degli agenti esterni.
Finalmente la sera della festa arriva e mentre la montagna di roba arde illuminando la radura, attorno ad essa gli abitanti del bosco e del paese ballano e cantano allegramente.
Proprio quando nessuno se lo aspetta dal bosco sopraggiungono i componenti della missione di pace; la curiosità di sapere quello che è successo fa tacere di colpo ogni musica ed ogni parola.

-Eco e Logos hanno discusso per giorni e notti e alla fine hanno deciso di allearsi per stabilire le leggi che proteggono la natura. Ora il problema della guerra è risolto perché hanno firmato la pace per sempre! –

-Urrah! Urrah! –

THE ENCHANTED FOREST

In a world not far from ours there was a country where all the inhabitants lived in harmony; the peaceful life of animals and plants was never disturbed.

Sometime before our story began two powerful forces that upset the calm and tranquillity of that country came from space.

Eco and Logos, these are the names of the two forces, triggered a war between them for dominance over the entire country. They were very sad years and the war lasted a long time because neither of the two armies could dominate the other. The two powers squandered all their strength until there was nothing left for them to do but abandon the struggle without a winner.

From that day nobody has seen the armies fight and now that a little calm has returned all that remains of that ugly period is the great confusion provoked by the laws that the two powers imposed on the inhabitants. In fact, following a strange rule of war, whoever won a battle had the honour of establishing a law that everyone had to respect. Of course, the final winner could have established all his laws, but in this case, since there was no absolute winner, the result was a set of confusing laws. In some cases, there was little freedom, due to the laws of Echo, while in others there was too much because of the laws of Logos. To understand this situation better, it is enough to go into the woods near the village where the laws have changed many old habits.

To enter the woods, one must necessarily cross the Passo dei due Lecci; in fact, Eco, who did not want to damage the boundaries of the forest, established a law according to which all had to pass through only one entry. Originally it was possible to pass anywhere while now those who try to pass by any other part than the entrance of the Two Holm oaks is repelled by mysterious forces. This is an example of how one cannot escape the laws of Echo and Logos.

When you venture into the thick and luxuriant vegetation of the forest, an enchanting spectacle appears before your eyes.

Golden birds singing, trees with candied fruits, animals dressed in extravagant fabrics and all around the feeling of being in a grand bazaar.

Among the many laws that regulate life in the forest there is one, by Logos, according to which everything that is brought into the forest must remain there and nothing can escape this rule because it is very easy to control the only access route; so it happens that many visitors are forced to leave behind everything they carry into the woods to enjoy their picnics.

To tell the truth, nobody worries, nor worried at the time, about these strange laws, now everyone knows them and has become used to them, some even consider them original inventions. Roando the squirrel is one of these, in fact he wastes whole days dressing himself with the strangest remnants gathered here and there; he wants to be different from the other squirrels and he really succeeds when he puts on clothes made of that strange shiny and smooth material that is found everywhere.

Not everyone pays attention to Roando’s extravagances and other characters like him. Cino, the porcino mushroom, is among those who perform a job in the daily life of the forest. Cino acts as the news carrier and runs on the hyphae far and wide through the woods. He is very pleasant and already, with his beautiful red hat and ruddy body, he looks good and kind. Every morning Cino goes to the central where he collects all the useful information for the life of the forest. He is not alone in doing this job, in fact before starting the race on the hyphae, Cino transmits the news to his two helpers: Galatina, who is a great chatterbox, and Calocera, with a tongue like a mother-in-law. They are two mushrooms that cannot move, but they can communicate very easily and it is they who help Cino spread the news to the inhabitants of the undergrowth.

The encounter with Calocera and Galatina is always very interesting, even if they sometimes exaggerate a bit; when they let themselves be overtaken by the chatter, their vibrations increase so much that they make all the hyphae tremble. By putting an ear up to the nearest hypha, some animals can hear what they say even  hundreds of meters away.

After having reported the latest news and heard some gossip from the two helpers, Cino begins his daily tour; the bottom of his ruddy body flies over the hyphae while his flaming red hat makes him recognizable everywhere, and everyone steps aside to let him pass.

When someone is in trouble in the woods and needs help Cino runs faster than usual to reach the station quickly and sound the alarm; the first to rush to aid are the voluntary elves, who were once part of the Eco army and who, after the war, decided to stay in the woods to help rescuers. After them, the doctor arrives and  gives assistance if someone is injured.

Fortunately these episodes rarely happen, but in every emergency everyone is ready to do their duty.

Sometimes Cino is forced to work overtime and this happens when a forest dweller is unwell and needs a doctor; in those cases Cino must necessarily go to the doctor’s house because if the distress alarm sounded, he would put the whole forest in turmoil.

For some time this duty has become more difficult for Cino because of a sad story that began with the clashes between Eco and Logos.

During the war the forest doctor worked hard and saw so many bad things; he became sad and when the war ended, and his work diminished, he began to drink until he got drunk. Now he is no longer able to work as before, many inhabitants of the forest no longer trust him and prefer to call the country doctor. This fact lengthens not a little the path of Cino.

During one of the usual autumn mornings in the woods everything seems calm and tranquil when suddenly a cry for help is heard coming from the ditch of the oaks.

It is Roando who is complaining and as soon as Cino realizes that something serious has happened he runs to sound the distress alarm. Roando had fallen into the ditch and when the elves arrive at the place they have to work hard to pull out the unfortunate squirrel.

When the forest doctor arrives, Roando is lying on a stretcher at the foot of the oak; with tears in his eyes he tells what happened to him:

– I was … sigh sigh … looking for something beautiful … sigh sigh … I wanted to find new things … sigh sigh … I looked out on to the ditch … sigh sigh … to see better … sigh sigh … then, patapumfete upside down! Ouch! Ouch! – sighs, continuing to whimper.

          The ditch into which he had fallen is quite deep, along the sides and on the bottom, there is so much shimmering stuff and it is easy to understand how much Roando wanted to rummage in the midst.

Luckily for him nothing was broken and the only consequences of the tumble are a little pain in the arm and so much fear. Falling Roando hit something with his arm and felt a pain like a sting. The doctor examines him very carefully then prepares the medicine that will cure him of that pain.

Once the situation has been solved in the best way, everyone returns home happy that the worst has been avoided.

Only a few days pass and Cino hears Roando again, the slacker is really in trouble now; Galatina, in fact, has come  to know that the poor squirrel has a high fever and is motionless in bed.

– Has the doctor been called? – asks Cino worried.

– Certainly – answers Galatina – but the situation is very serious; it seems that Roando, after the tumble in the ditch of the oaks, did not follow the cure that the doctor had given him. Now he has a hard red and swollen arm! –

Galatina accompanies the story with ample gestures to make him understand better how the poor squirrel is in a bad way.

Cino, driven by curiosity, as well as by concern, decides to visit him. When he arrives at the squirrel’s house, however, the worst has already happened; Roando is dead and around his bed the friends who have always been close to him are desperate. As soon as he sees it, the doctor approaches him and, avoiding the confusion, tries to explain to him how things went.

  • – See Cino, I tried the impossible, but when I arrived, he was already in a desperate condition. I tried to do something, but these are diseases that need to be treated in time otherwise there is nothing to do. –

In that instant one of those present, fully dressed as Roando used to , gets up and shouts at the doctor.

– It is he who is not able to heal those who are sick. You are good for nothing! All he can do is …-

– That’s enough! – interrupts Cino also turning to all the others – you know very well that it is above all your fault that these things happen. You have to finish it with your antics and stop going rummaging around in the woods. All these trinkets you find are the fruit of war, the result of hatred and malice, it is not surprising that they are the cause of new diseases. Roando is dead and if you don’t stop looking for trouble like he did, you will all end up the same! –

Several days have passed since that sad story; someone has learned his lesson and is no longer close to the abandoned stuff while others continue to rummage around, but they do not risk the dangerous spots. Life in the forest has thus resumed its usual rhythms.

One day, while running fluttering on the hyphae, Cino suddenly encounters Rico the Earthworm; he is going through the hyphae and prevents Cino from continuing. Fortunately, no news is urgent so Cino can safely wait for Rico to finish crossing.

– Dear Cino, I am sorry to make you wait, but you know, I haven’t felt very well for some time and I find it hard to stay underground; I can no longer eat as I should and for this, I am going to the doctor to make me recover. –

– Best wishes Rico! You will see that you will find the remedy and the next time we meet it will be better already! – so saying Cino starts again quickly.

Again that day his work ends early and, having nothing else to do, he decides to walk along the hyphae that lead to the most beautiful paths in the woods. He walks whistling and watches the sun’s rays seep through the branches, suddenly tumbling upside down near the hyphae.

While getting up slowly and looking around to see what it was, he sees another worm lying on the hyphae.

– Then today it is really destiny that I should stumble on an earthworm! Come on, move from there, I’ll go back! –

The earthworm, however, does not move and Cino is about to lose patience. As he approaches him to tell him he has to move from there he realizes that the earthworm is dead. Now there is nothing more he can do so he decides to take the first hyphae on the right and take another way back.

Along the way other unpleasant encounters like this happen and before reaching home Cino has seen more than ten dead earthworms; this is a rather unusual fact for the forest and Cino decides to go and hear what the doctor thinks.

He explains well what happened in the woods and when he stops talking the doctor’s face has become sad and melancholy.

– Unfortunately, Cino we can do very little; earthworms, and this also applies to Rico who I just examined, became ill with Plastintasonomia Internea. There are no known remedies against this disease, we only know that it is very rare because it spreads when the soil is full of external agents. Since so many earthworms have fallen ill, we must think that our wood is richer in external agents than earth! –

Dejected Cino returns home; in his mind there are so many thoughts, but a solution must be found and Cino does not give up. The next day as he brings the news to the inhabitants of the forest he looks everywhere thoroughly  and realizes that the situation is not as serious as it might have seemed. In fact, on his journey he does not even encounter one dead earthworm.

When he arrives near the Great Oak he stops to rest and to chat with the old tree.

– Dear Cino – says the oak – things aren’t going right here you know! Food supplies have been decreasing for a few days and I, as you know, need a lot of food to feed my thick hair. –

Cino patiently listens to the complaints of the oak who is known to be a great grumbler.

Shortly thereafter he left for his journey and soon ended the daily tour; on the way back, he stops at Calocera and Galatina to learn the latest news. Unfortunately, he learns that many trees are complaining because they don’t have enough food.

Suddenly Cino understands what is happening in the woods; sick earthworms are no longer able to work and produce food for which the earth is impoverished, plants have less and less food and soon they too will get sick.

Now that Cino has understood in what  big trouble they are, he decides to hold a meeting with all the inhabitants of the forest to see if a solution can be found.

– We all run away and look for another forest where we can continue to live! – proposes the Ciof squirrel without much reflection.

– No – replies the Porcupine – it is better to call many worms to take the place of those sick. –

– I do not agree – Roando’s friend shouts – first we need to hear what the village doctor says. Everyone knows that ours is not good and it may be that there is a cure for earthworms. –

At that moment the round face and the lively eyes of the cat, doctor of the village, appear from behind the hare’s ears; he starts talking very slowly to make sure everyone understands every word.

– Dear friends, your situation is very serious; unfortunately, there is no remedy for Plastintasonomia Internea and I can do nothing more than your doctor has already done. Some earthworms heal on their own, but they are few and the only solution that remains is to remove all the external agents that are in the woods and that cause the disease. –

The inhabitants look at each other in disbelief because they understand that this solution is impossible to achieve; the forest is so full of external agents that it would take an army of wheelbarrows to take them all out.

Our usual Cino, however, makes his brain work and in less than no time he studies a plan to cover the forest’s only way of salvation.

          – Listen – he explains to the others – since the only solution is the one the doctor told us, we have to get busy right away; each of us will take away the external agents which are near his home. It doesn’t matter if you pick up a little or a lot, since the forest is inhabited in every corner. When everyone does their duty, we will soon have cleaned it up. –

As soon as the speech is over, everyone approves and goes home to do his duty; behind them, however, a voice rises; it’s Roando’s friend who screams:

– Where do you think you’re going? What are you hoping to solve? I know external agents well; I know where they come from and I also know that it is impossible to stop them. It is not just what is left lying around that ruins our land, go and see the river that borders the forest, you will have a great surprise! –

Without waiting for a moment, the inhabitants of the forest rush to see what is so dangerous in the river.

As soon as they arrive, they find themselves facing a horrendous spectacle; the water is no longer transparent, but has become of all colours because together with it flow many external agents. Some wash up along the shore and it is easy to understand how they will soon become part of the external agents that damage the forest. Once again and in unison the inhabitants turn to Cino to see if he again has a ready answer. In reality, Cino begins to be discouraged because it seems that every effort is in vain; but this time the doctor of the forest proposes to help him.

– The solution is simple friends. We will be helped by Nutria, the Beaver. He will build a dam that will stop the external agents and leave only clean water. –

Of course, they all agree, the doctor has had a brilliant idea and now he can again be considered one of them. When the meeting dissolves everyone is ready to do their duty. Cino and the doctor of the forest set off in search of Nutria, who lives on the outskirts and does not participate in the collective life of the forest. At the time of the war between Eco and Logos he quarrelled bitterly with the inhabitants of the forest and from that time he hasn’t wanted to know about living with them; the reason for the quarrel was that Nutria wanted to unite with the inhabitants of the village and convince the two enemy armies to make peace, while the inhabitants of the forest were only concerned about saving themselves. Nutria was very disappointed by that attitude of indifference and now it will be very difficult for Cino and the doctor to convince him that the forest needs him.

When they arrive at the home of the Beaver it is already deep into the night and Nutria, gentle as always, invites them to enter his home. Cino and the Doctor do not waste time in chatter and immediately explain to him the serious situation and the reason for their visit. Nutria remains silent for a while then begins to talk.

– In as long as I’ve been here alone I’ve learned a lot; taking away all the external agents you will not solve anything because other agents will be brought into the forest and it will be the same story again. We must eliminate the stupid laws of Echo and Logos and to do this we need the two forces to reconcile. –

– You are right, Nutria, but this is not a very easy thing. –

– That is what you think, in reality it is enough to make Eco and Logos understand that they can easily agree on the laws to be respected and if they join together, they will establish a balance that will have the eternal upper hand over all the inhabitants of the world. –

– But then they’ll ruin us! – the Doctor, who can’t hold back, exclaims.

– No, this won’t happen. Eco and Logos are two forces that must exist, so it is better to have them both as protectors of nature than at war with each other. Now that you too have come to know how things are, you will also have to convince the inhabitants of the forest and the country: if you want me to help you, you will have to try to unite Eco and Logos. –

Cino and the Doctor are left speechless at the request of Nutria: uniting two great powers is not an everyday undertaking and requires a great deal of commitment. However, the situation in the woods is dramatic and the Beaver’s  precious help cannot be given up on. For the sake of the forest, all that remains is to accept Nutria’s proposal and while the Beaver begins to build the dam Cino and the Doctor hold a meeting between the inhabitants of the village and those of the forest to decide how to carry out the incredible project of uniting the two Forces.

– We can’t go and wake the sleeping dog! – screams a gentleman.

– Let them see each other, let’s not get in the way! – reiterates

another inhabitant of the country.

– We do not want to risk triggering the war again – protests the Porcupine who joins the chorus of those opposed to the Beaver project.

– Friends … Friends … Friends … – Cino shouts trying to make himself heard by everyone.

Suddenly there is silence and he can continue talking. – We cannot live by following these absurd laws and with the fear that the war can start again from one day to another. We must do everything in our power to find the final solution so we vote to see what the majority decides. Anyone who does not agree to unite Eco and Logos raise your hand. –

In absolute silence the Doctor begins to count the hands raised and when he finishes, he writes the number in the notebook.

– Now those who agree to let Eco and Logos make peace raise your hand. –

Once again, the Doctor counts the hands up and writes the final number in the notebook.

After making the necessary calculations, the Doctor proclaims that the majority of the inhabitants voted in favour of the union of the two forces.

Now that the decision has been made it is necessary to form a group that will take responsibility for going to Eco and Logos; the bravest and most decided among the inhabitants of the village and the forest are chosen and the next morning they leave for the mission. In the heart of everyone there is the hope that on their return they will bring only good news.

The days go by and Nutria works at the dam while the inhabitants of the forest continue to collect external agents close to their homes. What is collected is brought into the middle of the most spacious forest clearing where a mountain of shiny stuff is forming. Roando’s friend is stripped of all his possessions and like him all those who use external agents for their comfortable luxuries. The Doctor of the forest and that of the village work together and with their care they are able to heal the earthworms.

The wood returns to having its natural appearance, the Nutria dam is in operation and some groups of inhabitants must occasionally go to collect the stuff that stops there. The water on the other side flows again as clear and transparent as before.

These are only the first steps towards solving the problem because if the laws do not change everything will return to disorder. But everyone is convinced that the group for the union of Eco and Logos will take the other decisive step and so finally there will be just and harmonious laws.

Five days have passed since the expedition started and in the woods the collection of external agents is over; at the dam nothing more is caught up against Nutria’s barrels and the mountain of shiny stuff has finished growing. It will be burned during the big party that the inhabitants have organized as a hope for the end of the invasion of external agents.

Finally, the evening of the party arrives and while the mountain of stuff burns illuminating the clearing, around it the inhabitants of the wood and the country dance and sing happily.

Just when nobody is expecting it, the members of the peace mission arrive from the forest; the curiosity to know what has happened suddenly silences all music and every word.

– Eco and Logos have been discussing for days and nights and have finally decided to team up to establish laws that protect nature. Now the problem of war is solved because they have signed up to peace forever! –

– Hurray! Hurray! –

Le Eco Fiabe

Sono sette favole per sette diversi comandamenti di rispetto verso la natura.

  • Il bosco incantato Non seminare rifiuti
  • La nuvola d’oro Non inquinare l’aria
  • Le avventure di Rod Rispetta gli animali
  • La montagna salata Rispetta la montagna
  • Il tesoro della collina Rispetta il paesaggio
  • Il fantasma della palude Non abbandonare gli animali
  • Cicì e Ciciò Non inquinare l’acqua

The Eco Fairy Tale

Seven stories about seven commandments of nature respect.

  • The Enchanted Forest
  • Golden Cloud
  • Rod’s adventures
  • The salty mountain
  • The hill treasure
  • The swamp ghost
  • Cicì and Ciciò