DI QUESTI TEMPI – BLOG #ILARYDELLEXPERIENCE

Questa mattina ho avuto l’evento più mondano degli ultimi quindici giorni.

Whau, direte voi.

Certo, rispondo io. Per il momento.

Ho messo la sveglia alle 6.20 e, al solito, sono riuscita a svegliarmi e alzarmi due minuti prima che suonasse. Cosa volete, sono fatta così di natura.

Sono andata in bagno e ho raccolto la pipì, poi mi sono lavata e vestita. Ho indossato i pantaloni di jeans verdi, comodi perché elasticizzati e un po’ meno banali dei soliti jeans. Poi ho scelto il pullover nero con il collo a V, per avere la scusa di mettere un foulard al collo. Senza alcun indugio ho scelto di mettere gli stivaletti neri, che languivano dopo quasi un mese di inutilizzo.

A quel punto sono tornata in bagno, davanti allo specchio, per rifinire i particolari del trucco; non l’ho mai curato in maniera specifica, ma stamattina è un giorno speciale perché uscirò e allora mi impegno al meglio.

Sono pronta, mi dico, passo a raccogliere borsa, cellulare, chiavi e documenti.

“Allora io vado” urlo a Sauro dal corridoio ” mi sento una delinquente che prepara il colpo grosso!”. Da dietro la porta del bagno arriva una risata sommessa. Siamo tutti tesi.

Infilo mascherina e guanti. Adesso sono pronta davvero.

Tolgo la chiave dal portone e spingo il bottone per aprire il cancelletto della recinzione; quando l’uscio si richiude dietro alle mie spalle, l’aria fresca del mattino accarezza le mie gote, nelle zone lasciate libere dalla mascherina. Alle mie orecchie giunge un incoraggiamento che all’inizio non distinguo poi, alzando gli occhi, vedo tricolori appesi ai balconi e, inaspettatamente, un forte battimani accompagna i miei passi sul marciapiede.

Tutto sembra dire: “ce la farai! ce la farai!”. Salgo in auto e infilo la chiave, poi attendo che il motore si avvii. Quanti giorni sono che non guido? Quasi venti, faccio conto mentalmente.

Calo il parasole davanti a me e i rumori attorno a me si spengono. Si parte. Guardo gli specchietti domandandomi chi ci possa essere dietro o di fianco a me. Davanti al parabrezza un gatto solitario si è piazzato in mezzo alla strada, sopra a un tombino. Lo scanso e svolto a sinistra.

Passo tra strade e incroci vuoti, dai marciapiede non arriva segno di vita. Un picchio si avventura tra un pino e un alloro. Alla rotonda svolto con l’automobile a destra per avviarmi sulla strada principale, poi butto un’occhiata alla mia sinistra, per vedere il traffico davanti al supermercato. Deserto.

Il vuoto sta prendendo il sopravvento, uno scenario del genere non lo avrebbe immaginato neppure Asimov o P.H. Dick, neanche il mitico BRADBURY!

Arrivo alla circonvallazione e anche qui incontro il deserto, il vuoto; l’unica nota positiva è che non c’è blocco della polizia o carabinieri o vigili o finanza che esista. Oltrepasso il distributore di benzina e gas, quello frequentatissimo perché ha i prezzi migliori. Anche qui c’è il vuoto e allettante lampeggia inutilmente il banner dei prezzi carburante. 1,29 al litro, MAI VISTO!

Le poche curve che mi restano prima di arrivare all’ospedale mi attendono senza che si veda anima viva; la mascherina mi dà noia sul naso, i guanti non sono un problema. Arrivo davanti all’edificio, diventato ormai amico dopo un’assidua frequentazione, e noto con piacere che il non esiste problema di parcheggio, e posso lasciare l’auto a due metri dall’ingresso. Magia.

Un signore cammina a fianco a me guardandosi attorno, poi vede che io vado dritta verso le scale che portano al seminterrato e mi chiede se deve passare all’accettazione; mentre gli faccio segno di no e di seguirmi mi accorgo dell’assenza del rom inginocchiato a chiedere la carità fuori dall’entrata principale.

L’attesa è lunga perché, come al solito, sono arrivata troppo in anticipo, però poi si svolge tutto abbastanza in fretta. Vorrei esultare, ma sembra un comportamento assurdo dato il contesto. allora mi avvio verso l’auto baldanzosa: ce l’ho fatta, ho fatto il prelievo per il follow up oncologico, e non mi hanno chiesto di fare il tampone per il CORONAVIRUS COVID-19. SONO SALVA!

LO SAPEVATE CHE IL LABORATORIO A FIANCO AI PRELIEVI È DEDICATO AL SIC?

Però quando arrivo a casa non resisto e, appena varcato il cancello, alzo le braccia al cielo in segno di vittoria.

Attorno a me nessun coro di incoraggiamento o applauso di complimento … FORSE HO SOGNATO TUTTO!?

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