NESSUN NESSO – 1 –

Il primo incontro con Vanessa successe al supermercato, lei non aveva i soldi sufficienti a pagare la spesa e stava discutendo con la cassiera. La conoscevano bene in quel negozio e forse era proprio per quello che non volevano farle credito; Vanessa faticava a saldare puntualmente i suoi debiti, non tanto perché non fosse in grado di farvi fronte più che altro perché se li dimenticava. Questo era il motivo per cui i negozianti cercavano di limitare al minimo quegli aiuti, affinché non diventassero un’abitudine.

Quel giorno, per dispetto alla cassiera che non ne voleva sapere di darle una mano, lasciò la spesa sul nastro della cassa e se ne andò incazzata minacciando ritorsioni.

L’occasione di conoscerla meglio avvenne pochi giorni dopo, quando la incontrai in strada e le lanciai un saluto con un sorriso di complicità; dopotutto nell’incazzatura con la cassiera non aveva avuto tutti i torti, quella era antipaticissima. Il tipo di persona che ti spulcia la spesa per capire cosa prepari per pranzo e magari darti anche consigli su come cucinarlo!

Vanessa raccolse il mio sorriso come un invito di condivisa complicità e da lì cominciò la nostra amicizia, dai sorrisi ai saluti, e da quelli alle chiacchiere.

Per tanto tempo avevo sognato di avere un’amica “matta”, una “fuori”; bizzarra per come affrontava le situazioni, stravagante di per sé e nel rapporto di amicizia con me. Un giorno entrò in casa mia con la furia di un tornado urlando contro il suo vicino, colpevole, a suo dire, di averle avvelenato il gatto. Aveva un diavolo per capello e per farla sfogare l’avevo invitata a restare a pranzo da me. Aveva addosso un livore tale da sembrare irriconoscibile, invece era proprio da quella rabbia furente che riconoscevi l’istintività animalesca del suo carattere.

Il gatto per fortuna si era salvato e, che dire, lei aveva addirittura rischiato di compiere un omicidio mentre il gatto si era ripreso in fretta da quella che, probabilmente, era stata solo un’intossicazione. 

Se così non fosse stato, però, Vanessa non avrebbe avuto quella reazione; se il gatto fosse morto, lei sarebbe crollata nello sconforto più profondo e nessuna rabbia sarebbe riuscita a farglielo superare. Di fronte al dolore della perdita qualsiasi reazione che non fosse stata il completo abbandono, sarebbe stata un insulto.

Vanessa è fatta così, ogni sentimento lo vive con forza, fino in fondo; per questo quando arriva, allegra e gaia, porta un suo profumo tutto speciale, ha un modo di fare che appena la vedi già ti senti meglio. È una boccata di libertà quando ti senti prigioniera e una cella di attenzioni quando ti senti abbandonata; affronta l’insoddisfazione, quella che ognuno di noi si porta dentro, usando un suo stile particolare, cercando la strada di svilupparla per risolverla al meglio. Un giorno arrivò in casa mia folgorata dal giansenismo e trascorse un mese in meditazione nella mia stanza degli ospiti.

  • Fammi questo favore – disse – perché a casa mia non c’è la pace sufficiente!

Accettai di buon grado, come faccio sempre con le sue stramberie, perché ogni volta se ne esce come prima e più di prima, cioè sempre la stessa, ancora più marcatamente sé stessa.      

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