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NESSUN NESSO – 3 –

Martedì la situazione diventa più normale, la routine stanca e apatica del lavoro e della casa diventa quasi noia e questo appesantisce molto lo stato di attesa.

La settimana diventa lunga e corta, avanti e indietro. Quando un giorno mi sembra passato in fretta, il successivo credo di essere tre giorni avanti rispetto alla realtà. In questa condizione da gambero i pensieri diventano paranoici con il loro ripetersi. La mia ansia cresce di pari passo con l’irritabilità.

L’appuntamento con la Cartomante è il nodo cruciale, da qui verrà fuori l’esistenza o meno dell’uomo in grigio o dell’amante. Sarà la prova della verità sull’eventuale stronzaggine di Mauro. Ieri sera lo guardavo dormire e ho avuto la forte smania di confidargli tutto. Fortunatamente sono riuscita a trattenermi, altrimenti la mia farsa di regista per trame fantasiose sarebbe crollata prima ancora di accendere la suspense degli spettatori!

Il cumulo di fatti e personaggi che potrebbero prendere forma in seguito, cresce man mano che io gli dedico i miei pensieri. Certe volte il gambero riesce a camminare in avanti e allora m’immagino quello che potrebbe succedere dalla Cartomante.


Mercoledì: con tanti pensieri nella testa la distrazione sul lavoro diventa una costante. Sbaglio a dare un bottone alla cliente e mi scuso regalandole quello giusto. Mentre chiacchiero scherzosamente cercando di riprendermi, il negozio si riempie, una fettuccia a lei, un gomitolo a un’altra e una cerniera a un’altra ancora.

Giovedì: questo è un periodo di magra al lavoro, sarà la stagione morta. Comunque, come spesso succede in questi periodi, o non c’è nessuno o sono tutti lì con la fretta al culo. Quando è il momento di tornare a casa, invece, di fretta ne ho anch’io, sia per rivedere Mauro sia per uscire al più presto dal traffico caotico.

Come sempre in questi momenti cerco di scaricare il nervosismo incazzandomi con chiunque incroci. Nella quotidianità della vita in casa, invece, Mauro non si è accorto del mio stato d’ansia, con lui tutto scorre in maniera tranquilla.

Devo ammettere, comunque, che quando siamo insieme, attorno a me c’è un’atmosfera rilassata e io sono più comprensiva.

Certo, nascondere quello che sto architettando alle sue spalle mi fa sentire in torto, perché credo che sarebbe giusto fargli conoscere il mio tentativo di “vita parallela”. In questo momento sono in una fase troppo delicata e svelargli i retroscena potrebbe compromettere tutto. Fintanto che non avrò chiara la situazione, non posso affrontarlo direttamente e neppure tenerlo informato.

Sono certa che non mi tradisca, ma scaccio ogni dubbio su una mia possibile mancanza di correttezza nei suoi confronti perché la lettera e la telefonata le ho ricevute io, quindi ho ben diritto di svolgere le indagini come meglio credo.


In questa settimana del tempo che non scorre, “l’uomo in grigio” è diventato una fissazione. Ogni volta che esco da casa lo cerco con lo sguardo, ogni volta che in negozio alzo gli occhi alla strada, vorrei distinguere il suo abito informe tra i colori della gente. Lo penso talmente tanto che finisco per dargli dei contorni che non ha, tant’è che se dovessi incontrarlo probabilmente stenterei a riconoscerlo.

A lui imputo le colpe di ogni cosa che va storta, è diventato come il diavolo, responsabile del bene e del male, e lo inserisco in ogni imprecazione, come il governo ladro. Oggi l’ho incrociato mentre rientrava con una borsa portadocumenti che non gli avevo mai visto prima. Un fatto inconsueto e così, senza riuscire a fermare la corsa dei pensieri irrazionali, me la sono immaginata piena di lettere anonime, fotografie osé e messaggi cifrati destinati alle persone soggette alla sua perfidia.