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NESSUN NESSO – 4 –

La naturalezza con cui Vanessa affronta certi argomenti mi fa invidiare il suo stato di perfetto agio nella situazione. Io, al contrario, sono un condensato di agitazione e mi sento ridicola nei confronti di chi frequenta questi posti con la stessa facilità con cui io prendo un caffè. Non riesco a stare seduta e, mentre stiro i capelli tra le dita nel tentativo di darmi un contegno, mi sposto dal divano al davanzale. Guardo prima la porta e poi la melassa. L’ansia di quest’attesa mi fa credere ancor di più in un fallimento di quest’iniziativa di Vanessa.

La porta di fianco al divano si apre all’improvviso e la stessa signora di prima ci accompagna verso la porta dall’altra parte della stanza. Nessuno è uscito da lì e, ingenuamente, credo di essere la prima cliente del pomeriggio. Siamo nel luogo dove si ricevono i clienti, la porta sull’altro lato della stanza si chiude piano. Evidentemente fanno entrare i clienti da una stanza diversa da quella dalla quale sono fatti uscire.

Le luci sono soffuse, rilassanti, né troppo forti da infastidire, né troppo basse da doversi sforzare; l’arredamento è di mobili massicci e i tendaggi pesanti di color rosso scuro. La stanza è piena di suppellettili che potrebbero distrarre, invece mi rendo conto che inducono a concentrare l’attenzione su di lei, la Cartomante. È seduta sopra una grande sedia tipo poltrona, con lo schienale alto e imbottito; ci guarda dritto negli occhi, prima me, scrutandomi, poi Vanessa, con un cenno di riconoscimento. Quando il suo sguardo torna deciso su di me, mi sento sprofondare dalla vergogna. Chi me l’ha fatto fare di mettermi in questa situazione imbarazzante, e di venire da questa persona per avere chiarimenti sulla mia vita?

Sento già di essere su un piede sbagliato, in un esimo di coscienza maledico Mauro, Vanessa, l’uomo in grigio e me stessa, che mi sono lasciata trascinare in questo posto. Sono arrabbiata con il mondo intero, ma in quel momento non posso far altro che sedermi di fronte alla Cartomante, su di un sediolino lungo e scomodo, privo di braccioli e poggia schiena.

NESSUN NESSO – 2 –

Le impiegate escono dall’edificio, il solito mucchio di persone viene avanti muovendosi come un gregge ordinato che si dissolverà all’uscita sul vialone, quando ognuno prenderà la sua strada. Vanessa è dietro a tutti, cammina a fianco del solito gruppetto di colleghe, che le sta attorno come le api al miele.

Chissà quali strappi di vita riesce a donargli, quali aliti di fantasia,
come fiammiferi illuminanti, riesce ad accendere in quelle povere menti.

Dio, quanto sono diventata acida! È la gelosia nei confronti dei suoi rapporti di amicizia che mi fa pensare queste cose, ma questo mio atteggiamento non è giusto, soprattutto perché è una mancanza di rispetto verso Vanessa!

Apro il tettuccio della mia five hundreds e la chiamo a gran voce.

  • Vanessa!

Lei mi fa un breve cenno di assenso, allora io torno a sedermi per aspettarla. Quando arriva sale senza scambiare una parola, sembriamo due complici che attendono il momento giusto per iniziare a parlare delle loro trame segrete.

Il traffico scorre lento, non si preoccupa per niente della mia fretta di arrivare alla meta; ho la casa libera stasera, perché Mauro esce con gli amici, e io non vedo l’ora di affrontare il problema a quattrocchi, in assoluta tranquillità con Vanessa.

Siamo arrivate lungo il viale alberato prima del mio quartiere, un signore cammina lungo la fila di auto parcheggiate, le fiancheggia passando rasente agli sportelli.

  • Ma che cazzo fa?

Esclamo mentre lo vedo buttarsi in mezzo alla strada.

  • È impazzito?
  • No, Avana, stai calma, è solo che ha un cane scatenato al guinzaglio e lo sta trascinando in mezzo al traffico!

Vanessa cerca di rabbonirmi, perché non vuole giustificare tutto quel nervosismo; intanto io sono costretta a un’inchiodata pazzesca, per evitare di mettere entrambi, cane e padrone, sotto le ruote dell’auto.

La visibilità delle strisce pedonali sull’asfalto è pressoché nulla, per di più certa gente spesso si catapulta in mezzo alla strada come peggio non potrebbero fare!

In certi orari, poi, c’è una confusione pazzesca, come in questo momento, e il livello della mia incazzatura si alza in maniera vertiginosa.

Che nervi!

Anche perché i pochi marciapiedi lasciati liberi dai musi dalle auto che vengono malamente parcheggiate, sono deserti, nel senso che la gente li ignora continuando a camminare sulla strada in cerca dell’attimo giusto per buttarsi in mezzo e attraversare.  

Durante l’intero tragitto almeno due volte evito all’ultimo istante di mettere sotto qualcuno, e sette volte sono stata costretta a inchiodare per evitare di ammazzare qualcuno.

È mai possibile che tutta questa gente disordinata e indisciplinata sia in giro proprio quando passo io? Non potrebbero aspettare a uscire giusto quei dieci minuti, che nel frattempo io sarei arrivata a casa?

Vanessa si sporge dal finestrino per maledire chiunque veda, sta avvertendo il mio nervosismo e cerca di darmi una mano nello sfogo; comincia a prendersela con l’autista dell’autobus, che a suo dire è un imbranato, poi vede il pedone che si butta in mezzo alla strada, e appioppa un vaffanculo anche a lui. In realtà la vedo divertirsi un po’ troppo in questo suo spargere improperi a destra e sinistra con piglio da vendicatrice; quando manda a quel paese anche il cane che si ferma al bordo della strada per i suoi bisogni, decido che è meglio farla smettere.

Prendo con forza il gomito di Vanessa e la tiro dentro dal finestrino.

  • Vanessa, io non posso andare dalla Cartomante.

Ho deciso di essere sincera con lei, d’altronde sarebbe difficile, oltreché molto sleale, fare la bugiarda. Purtroppo il nervosismo accumulato in questi giorni, e questa guida che mette a dura prova i limiti della mia pazienza, mi fa saltare ogni cautela di preamboli. Le mie parole sono quasi un attacco anche se, in realtà, sto solo cercando un argomento che ci distragga; devo essere convincente altrimenti non ci liberiamo di questo comportamento che sta rasentando l’oscenità, ed è ingiustificato.

  • Come sarebbe a dire che non puoi andare dalla Cartomante, non ti ho mica detto quando hai l’appuntamento.
  • No, voglio dire che non me la sento di … vorresti dire che hai già fissato un appuntamento per andare dalla Cartomante?
  • Certo cara, tu l’hai chiesto, io l’ho fatto.