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AS I STARTED – L’INIZIO

Come o perché ho cominciato a scrivere?

Mi è sempre piaciuto mettere sul foglio la parola scritta, tant’è che al tema di maturità mi sono superata, almeno nel confronto con gli altri maturandi.

Però non pensavo di avere una propensione alla scrittura, almeno non tanto da considerarmi una “scrittrice”, e poi la vita si apre davanti e devi iniziare a esplorare il mondo degli adulti per fare “esperienza”. Da questo momento perdi la tua innocenza di ragazza e puoi solo augurarti che tutto ti vada bene.

Per me non è stato così, nel senso che le vicende della vita non sono andate tutte nel verso giusto, e a un certo punto mi hanno portato a fare delle valutazioni per dare una decisa sterzata all’indirizzo delle mie priorità.

Succede così che a grandi delusioni professionali, determinate dalla discriminazione per essere donna, si contrappone la nascita di una decisa voglia di ribellione. E questa necessità può realizzarsi solo passando attraverso l’elaborazione della propria esperienza. E siccome in quel periodo la materia di cui mi occupavo, il settore agrario, era fortemente discriminata dai mass media e dall’opinione pubblica in generale, mi sono iscritta alla Scuola Superiore di Giornalismo.

Cosa succede a una giovane persona che riprende gli studi dopo un’esperienza lavorativa? Succede che si libera di molti freni inibitori, succede che comincia a scavare dentro sé stessa per scoprire quali sono i suoi limiti interiori, succede che comincia a confrontare il suo essere donna con quello che gli riflette il mondo esterno.

Devo andare in fretta e scrivere il più possibile, se mi soffermo sulla cronaca non finisco più.

Ad ogni modo, ciò che accadde fu che cominciai a buttare giù righe di mio pungo, scritti divaganti tra pensieri e ragionamenti a ruota libera. Ma quando scrivi di qualche fiammella di idea che ti passa per la testa, inizialmente ottieni solo una gran confusione di frasi e periodi. Rileggendo non comprendi il senso di quello che volevi dire. Inizia a questo punto l’esercizio, la quotidianità sulla scrittura e il confronto costante sugli argomenti. E gli studi universitari.

Da questo humus situazionale nasce la prima idea di storia da raccontare. Scavando nell’anima e nelle radici dei propri pensieri si scoprono sensazioni ed emozioni alle quali si rende necessario dare una dimensione, un’importanza, un perché.

Questo succede nei primi stadi della scrittura, e nell’età giovane, quando si pensa di dover dare una spiegazione a tutto. Poi fortunatamente questa urgenza si perde, e si tende a esprimere in scrittura ciò che passa per la mente, per raggiungere quella frazione di ispirazione che costruisce il mondo della propria creatività. Ecco, l’ho detto.

L’esercizio fatto per raggiungere almeno la comprensione in quello che scrivevo l’ho fatto da autodidatta. Ho giocato con le parole nascondendole sotto il lenzuolo per cercarle a occhi chiusi e poterle riconoscere con il tatto lessicale. Questa non la sapevo.

Anche la Scuola ha contribuito a farmi confrontare con l’imparare a scrivere, e per qualche anno mi sono divertita con articoli e roba del genere. A un certo punto la Scuola non ha più soddisfatto le esigenze iniziali, non dava sbocchi futuri e costava troppo. Allora si molla per concentrarsi sulla vita pratica e la dedica allo scrivere diventa puro diletto.

Il primo testo intesto come romanzo, come storia da raccontare, ha subito moltissimi cambiamenti nel corso dei decenni e nel susseguirsi delle stesure. È nata come una ricerca, poi è diventata una storia complessa che, per la sua buona evoluzione, deve restare ancora segreta.

La seconda idea per un racconto, che poi si è trasformato in romanzo, è Nessun Nesso, testo che originariamente si chiamava Viaggio nell’Affitto dei Pensieri. Mi sono figurata di una persona che per scoprire alcune verità su sé stessa e sul suo compagno, anziché fare un percorso virtuoso di analisi, si affida all’esoterismo. Inizialmente per scherzo, poi la cosa diventa incontrollabile e la protagonista si trova a vivere in un mondo parallelo.

Una situazione in cui i pensieri, le storie e le vicende diventano surreali tanto quanto le vere esperienze ascoltate dalla Cartomante. Fino all’epilogo con un viaggio a cavallo tra l’onirico e il delirante.

 Mentre prendevano corpo i primi romanzi, mi sono dilettata a scrivere racconti e favole, sempre per continuare nell’ottica dell’esercizio con le parole e le ispirazioni. Sono nati così tantissimi spunti, alcuni hanno preso corpo, altri sono rimasti negli appunti, altri sono diventati “monologhi all’impazz(i)ata”.

Il bello di navigare tra tutte queste idee e racconti oltre a darmi l’impressione di essere immersa in una piscina di palline di plastica, ha partorito una certa continuità e dato un sottile filo conduttore ai miei scritti. Così tra i racconti mi sono trovata un “Apoteosi di Nessun Nesso”, che posso considerare come il termine ufficiale del testo partito come Viaggio nell’Affitto dei Pensieri.

Nell’analisi della realtà attorno a me, e con le esperienze che la vita ti fa fare, soprattutto seguendo la crescita dei figli, è nato La Goccia.

Un testo che racconta la storia dei protagonisti analizzando situazioni che dimensionano gli attimi e le condizioni ingigantendole proprio come fa la goccia appoggiata su un testo scritto. A me è piaciuto molto, scriverlo.

Un altro testo che è nato con l’osservazione delle persone e delle situazioni attorno a me è La Storia di Gàlino, una via di mezzo tra realtà e investigazione.

La soddisfazione di riuscire a dare un corpo di testo alle mille vicende che ognuno di noi vive nella sua storia di vita mi hanno portato a ripercorrere passi di esistenza vera, ricordi e collegamenti con le “visioni” dell’attualità.

È nato così Cicana, posta per monia? Un divertente passo indietro nel tempo fino a rivivere i giochi dell’infanzia e il tempo di quando essi hanno avuto fine. Una sorta di autobiografia dell’infanzia che si confronta con il presente e con il significato della crescita.

In tutto questo gioco, e avendo raggiunto anche una certa matura età, ci sono stati degli appunti che sono partiti come spunti e idee da far maturare in un secondo tempo. E quando si dà spazio alle idee e alle storie per come vengono in mente, si riesce a raggiungere uno stadio in cui esse prendono le dimensioni di immagini.

E quando si riesce a far scorrere le immagini fissandole nella parola scritta, ecco che le storie prendono una forma loro e devi solo seguirle per capire dove vanno a finire.

È nato in questo modo il testo La Bottega della Franca che, paradossalmente, è e sarà l’unico che ho pubblicato.

 In questi ultimi anni ho ripreso in mano il primo testo cui ho “tentato” di dare corpo e la storia si è arricchita rispetto a quella iniziale. Adesso ha una dimensione sua, una ricerca storica e un pathos del tutto diverso da quello da cui sono partita. Riuscirò a sistemarlo tanto da meritarsi la pubblicazione?