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NESSUN NESSO – 5 –

Pur essendo la domenica un giorno di riposo, e dopo averlo trascorso a spasso con Mauro, la mia condizione psicologica è tornata a essere frustrata. Sono di nuovo piena di domande senza risposta e già mi urge tornare da quella donna; sono stregata!

È come essere assuefatti alla droga delle sue parole e dei suoi gesti, mi sento come una nuova adepta che ne ha bisogno per la comprensione di se stessa.

Mi appare l’immagine di me con la veste bianca fino ai piedi mentre guardo la luce dorata in fondo al sentiero, certa del cammino che ho di fronte e con la sicurezza dei tanti fratelli che mi aiuteranno a percorrere la strada. I fratelli sono le risposte della Cartomante, le sue rassicurazioni sono mani protese che mi aiutano e mi sostengono.

Ma il cammino per raggiungere le mete che mi sono prefissata è lungo, faticoso, e se continuo a lasciarmi ipnotizzare non proseguo alla scoperta del segreto.

Lunedì è giorno di chiusura, come al solito dopo aver gironzolato senza scopo per casa, mi decido a uscire per fare una passeggiata. Devo razionalizzare l’ultimo incontro per isolarne i contenuti ed evitare l’errore di parlare solo di me stessa.

Cammino nei giardini del quartiere, quest’autunno tiepido aumenta il mio senso di malinconia; guardo una foglia che galleggia nell’aria, solitaria e leggera. Penso a quello che dovrei raccontare alla Cartomante, sempre che riesca a mantenere il controllo e non mi lasci imbambolare com’è accaduto ogni volta.

Forse dovrei parlarle chiaramente dell’”uomo in grigio”, farle identificare quel personaggio come lo stronzo fattucchiere che mi vuole male. Io, invece, sono stata un’oca, ho lasciato che lei trovasse nel mio stato d’animo alterato la facile soluzione a un presunto malocchio. Ho aspettato che scoprisse la verità senza sottoporle nulla di quello che avevo ipotizzato.

L’intenzione di giocare al gatto col topo con le mie emozioni, le mie paure, le mie sensazioni per scoprire l’anima di me stessa, deve passare attraverso l’esame degli altri personaggi, non facendomi snudare dalla Cartomante!

Che stupida sono, vorrei fare di tutto un gioco o una commedia, ed è già la seconda volta che mi faccio fregare alla prova generale.

NESSUN NESSO – 1 –

Il primo incontro con Vanessa successe al supermercato, lei non aveva i soldi sufficienti a pagare la spesa e stava discutendo con la cassiera. La conoscevano bene in quel negozio e forse era proprio per quello che non volevano farle credito; Vanessa faticava a saldare puntualmente i suoi debiti, non tanto perché non fosse in grado di farvi fronte più che altro perché se li dimenticava. Questo era il motivo per cui i negozianti cercavano di limitare al minimo quegli aiuti, affinché non diventassero un’abitudine.

Quel giorno, per dispetto alla cassiera che non ne voleva sapere di darle una mano, lasciò la spesa sul nastro della cassa e se ne andò incazzata minacciando ritorsioni.

L’occasione di conoscerla meglio avvenne pochi giorni dopo, quando la incontrai in strada e le lanciai un saluto con un sorriso di complicità; dopotutto nell’incazzatura con la cassiera non aveva avuto tutti i torti, quella era antipaticissima. Il tipo di persona che ti spulcia la spesa per capire cosa prepari per pranzo e magari darti anche consigli su come cucinarlo!

Vanessa raccolse il mio sorriso come un invito di condivisa complicità e da lì cominciò la nostra amicizia, dai sorrisi ai saluti, e da quelli alle chiacchiere.

Per tanto tempo avevo sognato di avere un’amica “matta”, una “fuori”; bizzarra per come affrontava le situazioni, stravagante di per sé e nel rapporto di amicizia con me. Un giorno entrò in casa mia con la furia di un tornado urlando contro il suo vicino, colpevole, a suo dire, di averle avvelenato il gatto. Aveva un diavolo per capello e per farla sfogare l’avevo invitata a restare a pranzo da me. Aveva addosso un livore tale da sembrare irriconoscibile, invece era proprio da quella rabbia furente che riconoscevi l’istintività animalesca del suo carattere.

Il gatto per fortuna si era salvato e, che dire, lei aveva addirittura rischiato di compiere un omicidio mentre il gatto si era ripreso in fretta da quella che, probabilmente, era stata solo un’intossicazione. 

Se così non fosse stato, però, Vanessa non avrebbe avuto quella reazione; se il gatto fosse morto, lei sarebbe crollata nello sconforto più profondo e nessuna rabbia sarebbe riuscita a farglielo superare. Di fronte al dolore della perdita qualsiasi reazione che non fosse stata il completo abbandono, sarebbe stata un insulto.

Vanessa è fatta così, ogni sentimento lo vive con forza, fino in fondo; per questo quando arriva, allegra e gaia, porta un suo profumo tutto speciale, ha un modo di fare che appena la vedi già ti senti meglio. È una boccata di libertà quando ti senti prigioniera e una cella di attenzioni quando ti senti abbandonata; affronta l’insoddisfazione, quella che ognuno di noi si porta dentro, usando un suo stile particolare, cercando la strada di svilupparla per risolverla al meglio. Un giorno arrivò in casa mia folgorata dal giansenismo e trascorse un mese in meditazione nella mia stanza degli ospiti.

  • Fammi questo favore – disse – perché a casa mia non c’è la pace sufficiente!

Accettai di buon grado, come faccio sempre con le sue stramberie, perché ogni volta se ne esce come prima e più di prima, cioè sempre la stessa, ancora più marcatamente sé stessa.